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Fausta Bonino, l’accusa si smonta. Chi ha iniettato eparina?

PIOMBINO – Fausta Bonino è uscita dal carcere ed è tornata a casa. Una scarcerazione che ha il sapore della disfatta per chi in questi mesi ha costruito l’accusa. Il giudice ha deciso che non ci sono prove sufficienti a tenere in carcere l’infermiera dell’ospedale di Piombino accusata di aver causato la morte di almeno 13 persone con la somministrazione di eparina, una sostanza di grado di sciogliere, letteralmente, il sangue e procurare una morte istantanea.

Ci vuole ancora qualche giorno prima che vengano depositate le motivazioni, ossia perché procura da una parte e difesa dall’altra sappiano perché il giudice ha ritenuto che non ci fossero motivi perché la donna rimanesse in galera. Si può procedere al contrario, però: il codice di procedura penale prevede tre motivi per spedire tra le sbarre qualcuno indagato per un reato. Il pericolo che possa commettere ancora quello stesso reato. Il pericolo che possa fuggire. Il pericolo che possa manomettere atti e documenti.

Se, dunque, Fausta Bonino è potuta tornare una donna libera è evidentemente perché il giudice ha ritenuto che non ci fossero questi motivi. O, peggio ancora, che l’accusa contro di lei fosse talmente debole e poggiasse su elementi così fragili da non giustificare un arresto in carcere. Lo lascia intuire l’avvocato difensore della donna, comprensibilmente entusiasta per la decisione: “Per Fausta Bonino sarà più facile affrontare tutto quello che abbiamo davanti”, spiega sempre più convinta che l’inchiesta sia stata “superficiale”.

E’ stata lei, l’avvocato Cesarina Barghini, a scoprire quel “vulnus” nelle intercettazioni. La procura aveva attribuito, erroneamente, a Fausta Bonino alcune frasi. Questa in particolare: “Paola mi raccomando te non devi dire nulla, non litigare, non fare niente”. Non la pronunciò Fausta, e questo significa che la Bonino non chiese alla collega, Paola, di essere reticente davanti ai magistrati che da mesi indagavano per quelle morti sospette. La pronunciò invece un’infermiera che in quel momento parlava con Fausta Bonino e lo fece citando a sua volta parole dette da una terza persona, ancora da identificare.

Così “ascoltando si scopre che c’è almeno una frase attribuita malamente”, dice il difensore, “e ce ne sono altre di cui emerge, se ascoltate nel loro contesto, il tono ironico o paradossale”. “Sono state travisate le cose che doveva dire – continua -. Spesso Fausta Bonino fa battute, paradossi. Inoltre dagli audio integrali si capisce che lei non è l’unica infermiera del reparto preoccupata o agitata, anche i suoi colleghi sono impressionati per i decessi anomali: ma perché non hanno intercettato anche loro”. In una telefonata del 13 ottobre 2015 a una collega, Fausta Bonino, ormai trasferita in altro reparto e col tredicesimo decesso risalente al 29 settembre, dice con ironia: “Se avete da fa’ mori’ qualcuno fatelo prima che rientri io perché se l’unico giorno che sono rientrata me ne muoiono tre…”.

Un bel caos, insomma. “Giuro sui miei figli: sono innocente”, ha sempre detto l’infermiera, che, secondo quanto riferito dal suo legale ha detto: “finalmente la giustizia comincia a funzionare”. Un’indagine difficile che il Nas aveva avviato dopo le notizie avute dalla direzione sanitaria dell’ospedale: i primi sospetti nel gennaio 2015. Nel 2014 erano stati 8 i pazienti deceduti per problemi di coagulazione ma solo nel maggio del 2015, quando arrivarono i risultati delle analisi chieste all’ospedale di Careggi a Firenze, partì la segnalazione alla procura e ai carabinieri. L’ultimo decesso sospetto il 29 settembre: pochi giorni dopo Fausta Bonino venne trasferita di reparto e in rianimazione la percentuale dei decessi tornò nella media regionale.

Poi il 31 marzo scorso l’arresto della donna all’aeroporto di Pisa, dove era appena atterrata al ritorno da una breve vacanza con il marito. Per la procura, il pm Massimo Mannucci è il titolare dell’inchiesta, l’accusa era sostenibile grazie all’incrocio delle cartelle cliniche, agli esami del sangue ai pazienti, alla verifica dei turni nel reparto e anche a qualche problema di salute psichica. Accusa quest’ultima, che il suo legale era pronta a confutare con una perizia psichiatrica: “la mia cliente non è pazza”, aveva ribadito anche la settimana scorsa. Fausta Bonino, formalmente, resta indagata ma affronterà l’ inchiesta da donna libera e questo era l’obiettivo della difesa che ha sempre contestato il teorema costruito sulla donna per molti già colpevole di omicidi terribili. I giudici del riesame, quantomeno, sono convinti che servano più prove per sostenere queste accuse.