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Fausta Bonino non è “killer eparina”: punti deboli inchiesta

FIRENZE – Piombino: chi è il killer dell’eparina? Fausta Bonino è tornata in libertà, presto potrebbe tornare al suo lavoro. Il tribunale del Riesame che l’ha fatta scarcerare ha letteralmente demolito l’inchiesta della procura. Ecco i punti deboli, riassunti da Repubblica:

Eparina e omicidi volontari Su pochi punti concordano tutti, e cioè procura, Riesame, e pure Regione Toscana: quelli di Piombino sono stati omicidi volontari. Almeno quattro nel 2015 secondo il tribunale fiorentino. “I 13 casi sono tutti compatibili con somministrazione di eparina non prescritta a dosaggi inappropriatamente elevati”, hanno scritto invece gli esperti della commissione di indagine regionale. L’ipotesi degli errori è quindi spazzata via, a tenerla in piedi, per ovvi motivi, è la difesa di Bonino, che però inizialmente aveva parlato di “killer in libertà”. Se gli omicidi ci sono stati, l’autore è ancora in circolazione.

Allarme tardivo Nel gennaio 2015 dalla rianimazione di Piombino si segnala alla direzione dell’ospedale una morte sospetta per emorragia. Ma i casi anomali sono stati notati molto prima, all’inizio del 2014 per la procura. Il medico di laboratorio Fabio Pini a quel tempo ne parlò con i vertici della terapia intensiva, che non si mossero. “Anche se la natura dolosa dell’evento non era facilmente identificabile, i casi ripetuti di scoagulazione dovevano attirare l’attenzione dei professionisti almeno da novembre 2014, innescando approfondimenti clinici e riscontri diagnostici”, dicono sempre gli esperti regionali. Il Riesame si spinge più in là, riportando un passaggio delle indagini in cui si dice che proprio Pini avrebbe discusso di morti dubbie già nel 2012 con Daniela Poli, esperta di coagulazione del policlinico Careggi di Firenze. Questioni mediche complessissime e un arresto deciso senza avere in mano una perizia completa sulle cause dei decessi. Su questo punto il Tribunale del Riesame critica più volte l’accusa.

Nessuna telecamera Ci sono troppe variabili nel modo in cui agisce l’eparina – dosaggio, stato di salute del paziente, tipo di ferite – per costruire contestazioni solo su testimonianze. E l’indagine si fonda proprio sugli aspetti temporali dell’azione del farmaco, visto che Bonino è chiamata in causa perché sempre presente in orari compatibili con le crisi di coagulazione dei malati. L’inchiesta è partita a maggio 2015, prima cioè che ci fossero altre tre morti sospette, ma questo non è bastato agli investigatori per entrare in pos di elementi decisivi. Si è scartata l’idea di mettere telecamere in reparto e poi si è chiesto l’arresto, scoprendo le carte, anche se Bonino era ormai stata spostata in un ambulatorio. Il Riesame poi liquida le intercettazioni come non rilevanti perché l’infermiera sapeva di essere sotto inchiesta. Solo ieri inoltre la procura ha chiesto l’incidente probatorio sui tabulati del telefono di Bonino.

Opportunità dell’incarico Una lavoratrice con disturbi psichiatrici in un reparto delicato, la rianimazione. Anche sulle condizioni di salute di Bonino non si è arrivati a una certezza. I carabinieri parlano di “sofferenza psicologica riconducibile a pregresse patologie”. Lei ha sempre detto di non avere malattie mentali ma l’epilessia. E la Asl conferma che ha superato tutte le visite per l’idoneità al lavoro ma visto che prende medicine che danno sonnolenza ha ottenuto di fare il turno di giorno. Il Riesame, quasi con ironia, scrive che i Nas hanno visto “una sorta di movente” nella condizione psicologica della donna, “unita al suo particolare atteggiamento verso la morte” perché si sarebbe lamentata che nel suo reparto i malati venivano mandati a morire.

Orari e iniezioni Doveva essere il caso eclatante, con il figlio della malata poi morta al quale Bonino dice: “Ora le do un farmaco, così dorme”. E invece sul decesso di Marcella Ferri, 9 agosto 2015, il Riesame dà un altro colpo all’indagine. Le medicine iniettate erano calmanti, la paziente non ha avuto problemi di coagulazione, è poi morta di infarto. Il corpo è stato cremato e saranno impossibili approfondimenti. Il collegamento temporale tra iniezioni e morti viene sempre contestato. Sia per i decessi del 2015, quando sono stati fatti esami del sangue mirati alle vittime, e soprattutto per quelli del 2014, quando non c’è alcun accertamento così la presenza di eparina non è dimostrata. Talvolta l’accusata entra al lavoro dopo l’inizio della crisi del paziente. Riferendosi a un decesso, il Tribunale sbotta: “Bonino dovrebbe aver fatto l’iniezione letale tra le 14 e le 18.30 del 29 dicembre 2014. Ma perché lei e non altri?”.


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