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Febbre del Nilo, allarme Emilia Romagna: 5 casi, infetta una sacca di sangue

MODENA – Allarme West Nile Disease in Emilia Romagna, anche detta Febbre del Nilo, dal distretto di West Nile in Uganda, dove il virus è stato isolato per la prima volta nel 1937 in una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta. Secondo l’ultimo bollettino regionale, il rischio epidemia è considerevolmente aumentato nella provincia di Ferrara, il più alto della regione con Bologna, Reggio Emilia e Modena. Uno sciame su trenta di zanzare è stato trovato infetto.

Il periodo di incubazione della malattia, dal momento della puntura della zanzara infetta, varia fra 2 e 14 giorni. La maggior parte delle persone contagiate non mostra alcun sintomo. I sintomi nel 20% dei casi sono leggeri, e possono andare dalla febbre e mal di testa, a nausea, vomito e linfonodi ingrossati. In casi molto più rari, alcuni casi di infezione si sono avuti con trapianti di organi, trasfusioni di sangue e trasmissione madre-feto in gravidanza.

Al momento i casi riscontrati sull’uomo in Emilia Romagna sono cinque: un pescatore di Portomaggiore (Ferrara), tre in provincia di Bologna e uno nel Reggiano. Mentre a Modena il virus è stato individuato proprio in una sacca di sangue durante i controlli sulle donazioni effettuate.

Scrive la Gazzetta di Modena:

Un quadro di allerta destinato con ogni probabilità ad attenuarsi già nel prossimo bollettino, poiché dal 9 agosto (data del ricovero dell’anziano portuense) non risultano nuovi casi di contagio umano nel nostro territorio. Da sottolineare inoltre che l’anziano (ricoverato al Sant’Orsola di Bologna) è solito pescare anche in corsi d’acqua fuori provincia, spesso nel Bolognese, e non ci sono dunque certezze sul luogo in cui la zanzara portatrice del virus ha colpito.

Quella sulla West Nile Disease in Emilia Romagna è una sorveglianza integrata, che vede impegnate professionalità diverse fra infettivologi, entomologi e veterinari. In mancanza di vaccini, si punta sulla prevenzione. L’attività in tutta la Regione è cominciata a maggio per quel che riguarda l’avifauna selvatica e a giugno per i controlli sugli insetti. Uccelli migratori e zanzare sono infatti i “mezzi di trasporto” del virus, come sottolinea il dottor Marco Libanore, direttore del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara. «Il controllo sull’avifauna selvatica è mirato agli uccelli migratori, soprattutto corvidi, provenienti dall’Est Europa e che arrivano in Italia in primavera-estate. Il problema consiste nel fatto che i volatili restano viremici per sei mesi, e se in questo periodo vengono punti da una zanzara, quest’ultima ha un’alta probabilità di trasmettere il virus all’uomo».

A partire da maggio e fino a metà agosto, nella nostra provincia sono stati esaminati 99 corvidi, senza rilevare alcuna positività. Il virus invece è stato trovato a Reggio Emilia (6 esemplari), Imola (2), Forlì (1) e Bologna (3). Nessuna traccia di virus nel Ferrarese nemmeno dopo la sorveglianza sindromica di altri 157 uccelli di altre specie. Sul fronte della sorveglianza entomologica, condotta attraverso il posizionamento di trappole per zanzare adulte, dal 4 giugno in tutta l’Emilia Romagna sono state analizzate in tutto 166.052 zanzare culex pipiens, suddivise in 1220 pool, e 47 culex modestus suddivise in 34 pool.

Per quel che riguarda Ferrara, i pool analizzati sono stati 324, di cui quattro risultati positivi: 2 a fine luglio e 2 a inizio agosto. Numeri che, nel mese di luglio (quando ancora non era stato diagnosticato il caso di contagio umano) hanno determinato un valore del “Vector index” nel Ferrarese (che indica il rischio di presenza di vettori infetti in un territorio) pari a 0,05. Il valore più alto in Regione, 0,27 (la soglia di elevato rischio di insorgenza di casi sull’uomo con complicanze neurologiche nelle settimane seguenti è 0,50) spetta a Bologna, seguita da Parma (0,13), Modena (0,10), Reggio Emilia (0,09), mentre nelle altre province il valore è zero. In corso di elaborazione i dati di agosto: sono disponibili solo quelli di Reggio Emilia (1,02: oltre la soglia di rischio di nuovi casi sull’uomo), Modena (0,47), Ravenna 0,35) e Piacenza (0,12). Non ancora pervenuto il dato di Ferrara, Bologna e Parma, mentre in Romagna è pari a zero.

La sorveglianza nell’uomo, infine, è stata svolta su 94 persone con manifestazioni neurologiche (come meningiti, encefaliti, paralisi flaccide e polineuripatie periferiche) che potevano essere riconducibili alla febbre del Nilo. Di questi, come riporta il bollettino, cinque hanno avuto conferma di laboratorio per malattia West Nile neuroinvasiva. I casi confermati riguardano tre persone residenti in provincia di Bologna, una a Reggio Emilia e una a Ferrara. Il caso ferrarese è stato ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna per l’approfondimento laboratoristico.