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Ferrovie Puglia, stop 25 treni: non sono sicuri. Caos pendolari

ROMA – Dall’alba di giovedì 8 settembre le Ferrovie Sud Est sono paralizzate: 25 treni Atr 220 sono fermi in deposito perché ritenuti non sicuri. Risultato? In circolazione ci sono solo quattro convogli che non bastano certo a coprire tutte le tratte.

Le corse sono state cancellate con un colpo di spugna da una circolare dell’Ustif, l’ufficio ministeriale che vigila sulla sicurezza dei binari, che ha obbligato l’azienda a fermare tutti i treni che presentavano ruote e carrelli usurati.

Dopo lo scontro fra treni del 12 luglio scorso l’allerta è massima, ma va da sé che il blocco dei treni equivale a fermare l’intero traffico ferroviario, creando enormi disagi per il popolo dei pendolari. Quei 25 Atr rappresentano infatti il 70 percento del parco rotabile delle Ferrovie Sud Est.

Come riporta Antonello Cassano sul quotidiano la Repubblica:

Fse prova a reagire e organizza corse sostitutive attraverso i suoi bus, dichiarando che è saltato appena il 30 per cento delle corse. In realtà le tratte soppresse sono molte di più. Quei 25 Atr (20 in circolazione, altri 5 in manutenzione) rappresentano infatti il 70 per cento del parco rotabile delle Sud Est. Bloccare i treni polacchi significa paralizzare tutto il traffico della più grande ferrovia concessa d’Italia. Non a caso, lo stesso programma corse alternativo riprogrammato nelle ultime ore dall’azienda per ovviare al blocco dei treni non può essere rispettato perché mancano i convogli. La situazione, già pesante, rischia di degenerare nelle prossime ore, visto che lo stop imposto dall’Ustif prevede tempi lunghi con la necessaria sostituzione di tutti i carrelli e le ruote usurate.

Criticità già denunciate sia dalla ditta costruttrice (la polacca Pesa) che dagli intermediari italiani che hanno venduto i convogli alle Sud Est (gli stessi finiti nell’inchiesta della procura di Bari sui treni d’oro, venduti a prezzi enormi alle Fse) e che fino a poco tempo fa ne gestivano la manutenzione, ovvero la Filben. Era stata la ditta bolognese, a luglio, a inviare una nota allarmante in cui, riprendendo la nota della Pesa, segnalava che la filettatura (lo spessore) delle ruote era inferiore a quella prescritta dalla casa madre polacca. Sul caso, però, l’Ustif non ha preso alcuna decisione. Fino a ieri.

Ora si impone il cambio totale delle ruote che richiede almeno un mese di tempo. Dall’azienda però si ribatte che quella filettatura riscontrata su 25 treni Pesa rientra nei limiti dei parametri di sicurezza italiani. “Avevamo già acquistato 80 ruote nuove – contesta Andrea Viero, commissario straordinario delle Sud Est – che ci sono costate 1 milione di euro. Stavamo cominciando a sostituirle quando è arrivato il provvedimento dell’Ustif”. Un provvedimento che rischia di avere i suoi effetti peggiori da lunedì, quando riapriranno le scuole. Per cercare di evitare il peggio e sbloccare la situazione, in mattinata si terrà un incontro tra Fse e Ustif.


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