Cronaca Italia

Fidene, sparano contro il bus della linea 336, Autista: “Non è lavoro, è guerra”

Fidene, sparano contro il bus della linea 336, Autista: "Non è lavoro, è guerra"

Fidene, sparano contro il bus della linea 336, Autista: “Non è lavoro, è guerra”

ROMA – Hanno sparato con una pistola a piombini contro il bus 336 dell’Atac che passava da Fidene, una zona di Roma. Cinque colpi contro il parabrezza del mezzo, che era appena uscito dal deposito di Grottarossa la mattina di domenica 5 marzo. L’autista non è rimasto ferito nell’aggressione armata, ma la paura è stata tanta. “Non è un lavoro, ma una guerra“, dice l’autista Michele che ha raccontanto il brutto episodio

Alessia Marani sul quotidiano Il Messaggero riporta la testimonianza dell’autista che si è ritrovato vittima degli spari proprio mentre era entrato a lavoro:

“Stamani stavo facendo la linea 336arrivato a Fidene a via Radicofani hanno sparato cinque colpi di pistola. Fortunatamente non hanno perforato del tutto il vetro e mi sono salvato. Ma è stata una brutta avventura, poi è arrivata la polizia”. Il conducente dice di avere visto un puntino rosso, un mirino puntato e poi gli spari. “Non si sa da dove questi colpi siano stati esplosi, ma lo spavento è stato tanto – aggiunge -. Era ancora notte. Li avranno esplosi da qualche finestra o balcone, per forza, perché per strada non c’era nessuno. Vedevo un puntino rosso mentre sparavano. Non ho parole, questo non è un lavoro, ma una guerra.. per guadagnare due soldi”

I sindacati ora indagano sulla vicenda e intanto Renzo Coppini, segretario del Sul Ct, ha sottolineato che la cabina chiusa non è sufficiente come mezzo di protezione per gli autisti, che si trovano a lavorare in zone anhe a rischio:

“Non esiste certezza della pena e le aggressioni ai nostri bus e treni sono continue. Vale la pena ricordare gli spari contro i vagoni del trenino Termini-Giardinetti e la continua sassaiola contro i mezzi che percorrono la Pontina nei pressi del campo nomadi. I nostri autisti rischiano la pelle per 1300 euro al mese e non sappiamo più come arginare la violenza. La prossima volta che accadranno fatti del genere, saremo costretti a bloccare l’intero servizio in base alla legge 146/90 che lo permette in caso di rischio di incolumità per i lavoratori”.

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