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Firenze, quei 20 minuti la prova più pesante a carico dei due carabinieri

Firenze, quei 20 minuti la prova più pesante a carico dei due carabinieri

Firenze, quei 20 minuti la prova più pesante a carico dei due carabinieri (foto Ansa)

ROMA – Firenze, quei 20 minuti la prova più pesante ai danni dei due Carabinieri.

Venti minuti circa dicono tutte le cronache e soprattutto venti minuti circa dice la registrazione delle telecamere poste davanti all’edificio dove alloggiavano le due ragazze americane. Per venti minuti le telecamere hanno inquadrato la Gazzella dei Carabinieri parcheggiata lì. Vuota, i due Carabinieri erano saliti su. Per venti minuti, scarsi.

Venti minuti per raggiungere l’androne, chiamare e prendere l’ascensore, entrare in casa, consumare un rapporto, rivestirsi o almeno ricomporsi in fretta, ridiscendere, raggiungere l’auto di servizio ed andare via. Sono questi pochi venti minuti a pesantemente suggerire, se non chiarire, la vera natura, anche giuridica, di ciò che è successo.

In un quarto d’ora (vanno scalati i minuti necessari a salire nell’appartamento e ridiscendere) non si consuma, non si realizza, non si pratica, non c’è il tempo materiale per quel che si possa chiamare un rapporto consenziente. Difficile, molto difficile credere che in un quarto d’ora si concentrino l’approcciarsi, lo spogliarsi anche sommario, preliminari anche solo accennati, quindi il rapporto stesso qualunque esso sia, il distaccarsi, il salutarsi.

Un quarto d’ora è il tempo invece plausibile per un rapporto frenetico, iper veloce, con una delle parti inane e immobile o quasi, di certo passiva. Un quarto d’ora è il tempo in cui un maschio fa più o meno tutto da solo. Un quarto d’ora è lasso di tempo che si attaglia, è a misura molto più di una violenza che di un volersi dare reciprocamente piacere. Quindi quei soli venti minuti sono la più pesante prova, sia pure indiziaria, a carico dei due Carabinieri.

Uno dei quali ora dice: “Ho fatto una cosa inqualificabile”. Poi pare aggiunga anche: “Non so perché mi sono fatto trascinare”. Se così davvero dice il Carabiniere, cosa intende farsi trascinare? Da chi? Da se stesso, c’è da sperare che intenda. Perché se la linea di difesa fosse che a trascinare sono state le ragazze, allora quie venti minuti scarsi non aiuterebbero certo la difesa.

E non aiuterebbe certo costruire questa versione dove “raptus” e “insaputa” si darebbero un’improbabile mano ad offuscare menti e azioni dei due Carabinieri. La sequenza delle cose “inqualificabili” messe in atto quella notte è lunga.

Prima pesante trasgressione alle regole: aver fatto salire e portato per fini privati dei civili in un’auto di servizio. Prima trasgressione accertata in ordine di tempo, pare ve ne sia altra ancora ma non è provata, solo un testimone riferisce dell’abbordaggio al bar della discoteca delle ragazze da parte degli uomini in divisa.

Non possono, non devono dare un passaggio a due ragazze con la Gazzella dei Carabinieri, meno che mai se le hanno agganciate, rimorchiate al bar. Ma lo fanno e questo rende assai improbabile l’idea del raptus-fregola favorito dalle donne. I due un pensiero ce lo hanno fatto da prima, o almeno con quel  “pensiero” ci hanno giocato al punto da trasgredire pesantemente il regolamento e rischiare punizioni perché facevano uso improprio della macchina di servizio. Se rischiavano, lo facevano per qualcosa e non a vuoto.

Secondo atto “inqualificabile” appunto: avere un rapporto carnale con due giovanissime sconosciute indossando ancora la divisa, in quei venti minuti scarsi non avranno neanche fatto in tempo a sfilarsela. E’ inqualificabile dal punto di vista della dignità della divisa appunto.

Infine rischia di essere, se non inqualificabile. impraticabile e non certo commendevole la linea di difesa articolata su due punti: consenso da parte delle ragazze e non percezione da parte dei maschi del fatto che avevano bevuto alcol e probabilmente fumato spinelli.

Non c’è, nella legge, consenso possibile da parte di un soggetto le cui difese e capacità di scelta sono cancellate o attenuate da alcol e simili. La legge è esplicita in questo caso: esclude vi possa essere consenso al rapporto. E i due Carabinieri non possono non conoscerla la legge. Se le ragazze avevano bevuto, la legge dice avessero anche detto sì comunque si tratta di violenza.

Quindi la difesa ha bisogno di sostenere l’improbabile assai viste le testimonianze: che le due ragazze fossero sobrie e pienamente capaci di volere. (E allora perché il passaggio a casa in auto dei Carabinieri?). Oppure deve appendersi al filo esilissimo del non essersi accorti da parte degli uomini in divisa che avessero bevuto. Fosse andata così, se davvero i due Carabinieri non si erano accorti dello stato delle ragazze, ne consegue che u due uomini in divisa e in servizio avevano scientemente deciso di “rimorchiarle”.

Inqualificabile di certo e senza se e senza ma è infine il pronunciarsi di soggetti, meglio sarebbe dire figuri, politici sul se è stupro o no e farci sopra una bella dichiarazione a giornali e tv che, con una certa inqualificabilità da parte loro, amorevolmente e ghiottamente registrano e diffondono.

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