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Foggia: mangiano salsicce di cinghiale, ricoverati in tre

FOGGIA – Prima era un sospetto, poi è arrivata la conferma: quelle tre persone, tutte della stessa famiglia, avevano contratto l’infezione mangiando salsicce di cinghiale. E’ successo in provincia di Foggia, come racconta Foggia Today:

Appena formulato il sospetto, è stata avviata una indagine epidemiologica per individuare la fonte di infezione, sicuramente un prodotto a base di carne non sottoposto a trattamento termico e ingerito almeno una settimana prima della comparsa della sintomatologia. Dopo un secondo caso clinico (9 febbraio), la sospetta richiesta di un privato che rivoltosi all’IZS per sapere come far controllare una salsiccia di cinghiale in suo pos e la collaborazione dei pazienti si riuscì ad arrivare, finalmente, alla fonte e cioè a delle salsicce stagionate di cinghiale confezionate sottovuoto di produzione familiare. Nei laboratori di MA dell’IZS questi campioni risulteranno essere contaminati con cariche elevate di larve di Trichinella spp.

Successivamente, è emerso che le persone coinvolte nel focolaio appartenevano alle famiglie di due cacciatori che avevano abbattuto due cinghiali ricavandone, in modo casalingo, delle salsicce (con carne non congelata, macinata con aggiunta di sale, pepe, semi di finocchio e vino). Le salsicce erano state consumate da fine dicembre fino al primo sospetto diagnostico formulato a fine gennaio. Le trichinelle sono piccoli vermi tondi di forma cilindrica, con le estremità affilate, della classe Nematoda, genere Trichinella. Gli adulti del parassita vivono nell’intestino tenue, mentre le forme larvali si localizzano a livello dei muscoli. La sintomatologia classica è primitivamente gastroenterica, quindi muscolare. Il periodo di incubazione varia da poche ore a 7-10 giorni. Nella nostra regione è presente, pressoché esclusivamente, la specie T. britovi. La malattia, che può avere gravità variabile fino ad essere mortale, è causata dalla ingestione di carni contaminate dalla presenza di larve del parassita. In particolare il rischio è legato al consumo di carni di cinghiali o suini domestici se allevati allo stato brado, il parassita inoltre può essere presente in altre specie selvatiche quali: volpi, orsi, roditori etc. Non si ha trasmissione da persona a persona.


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