Blitz quotidiano
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Fortuna Loffredo, Augias querelato da genitori: “Vi perdono”

MILANO – “Fortuna Loffredo aveva sei anni ma si atteggiava come una sedicenne”. I genitori della bambina di Caivano violentata e uccisa querelano Corrado Augias per queste frasi. E lui, messianicamente: “Li perdono”.

Il giornalista non ha voluto tacere di fronte alla decisione di Pietro Loffredo e Domenica Guaardato di citarlo per diffamazione. Durante l’ultima puntata di Di Martedì aveva commentato una delle foto della piccola Fortuna dicendo all’intervistatore Giovanni Floris: “Guardi come si atteggia, sembra una ragazza di 16, 18 anni. Quei boccoli biondi, sciolti”.

E oggi rimarca la dose.

“Insisto nel sostenere che permettere a una bambina di atteggiarsi come una signorinetta è improprio. I bambini devono restare bambini. Non è un giudizio morale, è un giudizio di opportunità su cosa deve essere l’infanzia. Quanto alla querela nei miei confronti, li perdono e li capisco, perché il dolore che devono avere provato è immenso e da questo punto di vista gli sono vicino”,

ha detto all’agenzia Ansa Augias, che sicuramente è un bravissimo giornalista, scrittore, autore e tant’altro, ma che forse non è proprio il miglior osservatore della realtà dei bambini. Forse, semplicemente, non ha nipotini piccoli o non li vede spesso. O forse non conosce i tanti bimbi, ma soprattutto le tante, tantissime bimbe, che a 4 anni chiedono le Winx, che sono bambole, sì, ma con grandi occhi truccati e minigonne come un tempo certo le signorine non si vestivano. O meglio, come tutt’oggi si vestono certe “signorine”. E non vede come vanno in giro vestite le ragazze di 13, 14 anni, truccate e con i tacchi. Ma questa è una colpa? E’ forse istigazione allo stupro? E soprattutto, si può discutere di questo di fronte al caso di una bambina stuprata e uccisa?

Sicuramente l’immagine di una bambina di oggi non è la stessa di una bambina di un tempo. Così come l’immagine di un giovane di oggi, pantaloni stracciati e gel sui capelli, non è la stessa di un giovane di un tempo, in giacca e cravatta anche a vent’anni. I tempi son cambiati, anche se qualcuno non se n’è accorto. Ma i , purtroppo, ci sono sempre stati.

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