Blitz quotidiano
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Fortuna Loffredo, Corrado Augias: “Si atteggiava da 16enne”

ROMA – Fortuna Loffredo “si atteggiava da 16enne, 18enne”. Con quei “boccoli”, sciolti, quell’atteggiamento adulto. E’ l’opinione che ha espresso Corrado Augias durante la trasmissione Di Martedì. Il giornalista e scrittore ha commentato i fatti salienti della settimana insieme al conduttore Giovanni Floris. Impossibile non parlare dei fatti di Caivano e del contesto in cui è maturato il delitto della bambina. L’intervista, e l’intervento di Augias, si allargano infatti al contesto estremamente degradato e anarchico in cui è cresciuta la bambina, nel quale anche i fatti più orripilanti arrivano ad essere considerati normali.

A quel punto l’attenzione di Augias si sofferma sulla fotografia di Fortuna che si vede sugli schermi in studio. La foto ritrae la mamma della bimba, Domenica, mentre seduta in casa, accanto a una sorta di altarino domestico con una statua di Padre Pio (“Lasciamo perdere…”, glissa Augias), tiene in mano una foto della figlia. E’ forse la foto che più conosciamo di Fortuna: la bimba sorride innocente, messa quasi di tre quarti, una magliettina rosa con le scritte. Secondo Augias però già quella foto “stride”. “Guardi come si atteggia, sembra una ragazza di 16, 18 anni”. Cosa intende dire Augias, cosa suggerisce? “Quei boccoli biondi, sciolti”. Cosa suggeriscono quei capelli secondo Augias? Il giornalista non lo esplicita e anzi si affretta a sottolineare: “Con tutta la pietà per questa povera madre”, ma poi ci fa capire: “Anche lì si erano persi un po’ i punti di riferimento”.

Secondo Augias, non lo dice in questi termini ma lo si evince dalle parole, quella foto suggerisce l’immagine “sessualizzata”, “adultizzata” della bambina. Molti faticano a comprendere, infatti sui social sono scattate subito dure critiche all’intervento del giornalista: cosa c’è che non va bene? La posa di tre quarti? La maglietta rosa shocking? I capelli ricci e biondi? “Anche lì si erano persi un po’ i punti di riferimento”. Intende dire che questa “adultizzazione” è stata opera della mamma, della famiglia? Opera inconscia, sicuramente intende Augias, perché “questa povera madre” ovviamente mai avrebbe reso volontariamente “appetibile” per un orco la sua bambina. Ma, tra espliciti e impliciti, il ragionamento di Augias resta lì sospeso, Floris poi va avanti e propone un altro argomento.

Vale la pena esplicitarlo invece, e andiamo oltre le parole di Augias che, precisiamo, si limitano agli estratti già citati. Lo esplicitiamo perché è un ragionamento molto diffuso e riguarda la violenza sulle donne, non solo quella sulle bambine. Fortuna Loffredo nella foto sorride e sorride innocente. Non maliziosa. Ha una posa di tre quarti, probabilmente perché ballava o si muoveva, non perché posasse da Miss. Ha i capelli biondi e ricci, perché quelli le aveva dato madre natura, non perché facesse la messa in piega  e i colpi di sole. Fortuna Loffredo aveva la colpa di essere una bambina bellissima, una colpa agli occhi di quegli adulti che ancora ritengono che la bellezza attiri la violenza. E questo non è vero, perché le vittime di violenza sono donne di tutte le altezze, misure, età, forme e razze. E è ancora meno vero nelle vittime di a, che sono bambine ma anche bambini. Maschi. Che di certo non sono “adultizzati” da boccoli lunghi e magliette rosa fucsia.

Lasciamo Fortuna per quello che era: una bambina di 6 anni morta in modo orrendo, vittima di un osceno. E lasciamo stare quella madre: le bambine “adultizzate” ci sono, è vero, e spesso sono opera delle madri, ma in questo caso davvero non sembra proprio che la signora Domenica “abbia perso un po’ i punti di riferimento”. Guardiamola, quella foto, si vede qualcosa di altro e di diverso rispetto ad una bella bambina di prima elementare?

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