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Fortuna Loffredo, “riesumate Antonio morto come lei”

NAPOLI – Fortuna Loffredo, la famiglia chiede che il corpo del piccolo Antonio Giglio venga riesumato. Il bambino, 3 anni, era morto come Fortuna, dopo un volo dallo stesso palazzo, pochi mesi prima della bambina. Non solo: Antonio, 3 anni, è il figlio della compagna di Raimondo Caputo, l’uomo accusato di aver ucciso Fortuna. Caputo avrebbe abusato anche delle figlie di questa donna (lui è in carcere da novembre, lei ai domiciliari), è stata una di loro a raccontare agli inquirenti quello che aveva visto. Caputo, se le accuse a suo carico si rivelassero vere, non è stato fermato nemmeno dalla compagna che pure alla figlia raccomandava il massimo silenzio sulla fine di Fortuna. Probabilmente la stessa sorte del suo stesso bambino.

Caputo è stato aggredito a calci e pugni in carcere dai suoi stessi compagni di cella: volevano punirlo per l’orribile reato di cui è accusato. A salvarlo dalle percosse sono stati gli agenti penitenziari, scongiurando il peggio. Ma secondo il Procuratore di Napoli Nord, Francesco Greco, “non si può parlare di linciaggio”. E precisa che Caputo “presenta i segni dell’aggressione, ma nulla di grave. L’uomo è stato quindi trasferito in cella di isolamento per motivi precauzionali per la sua incolumità. L’aggressione – ha riferito il Procuratore Greco – è avvenuta nella giornata di sabato in circostanze sulle quali – ha sottolineato – indagherà la Procura della Repubblica di Napoli, che è competente per territorio.

Subito dopo l’aggressione – si è saputo da fonti penitenziarie – Caputo è stato trasferito in una cella di isolamento al terzo piano del padiglione “Roma” di Poggioreale, nella sezione “sex offenders” dove si trovano altre persone accusate di reati sessuali. Non è chiaro se il trasferimento sia stato disposto dall’autorità giudiziaria, dall’amministrazione penitenziaria o se è stato lo stesso Caputo a chiedere di essere ristretto in una cella singola. “Sicuramente – ha aggiunto Greco – nei prossimi giorni avremo contatti con la Procura di Napoli perché, ai fini della nostra inchiesta, ci interessa sapere modalità e cause che hanno portato a questa aggressione”.