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Forza Nuova, pm: “Nel casale delle punizioni pestaggi e umiliazioni”

ROMA – Un “tribunale” di Forza Nuova dove gli iscritti venivano processati e puniti con pene psicologiche e corporali, fino al colpo di pistola fatto esplodere a pochi centimetri dalla faccia di uno dei “condannati”: sono le conclusioni di un’indagine del Ros dei carabinieri coordinati dal pubblico ministero Sergio Colaiocco, partita dai “Bangla-Tour”, i raid contro i commercianti bengalesi a Torpignattara.

La sede del tribunale sarebbe, secondo gli inquirenti, un casale in via Tiberina 801: siamo in una zona a Nord di Settebagni, vicina al fiume Aniene, ed è un indirizzo storico per l’ultradestra romana. A quel numero civico, un’ex camera del fascio, corrisponde infatti il primo “centro sociale di destra”, Casa Montag, una “occupazione non conforme” promossa nel 2002 dal leader di Casapound Gianluca Iannone.

Nel casale sulla Tiberina i carabinieri hanno trovato una croce nazista in oro, busti di Benito Mussolini, coltelli a serramanico e altri strumenti di offesa. Riporta Fulvio Fiano sul Corriere Roma:

Una delle quattro presunte menti dei raid razzisti, Roberto Benignetti, Gabriele Masci, Alessio Costantini, Giovanni Maria Camillacci, tutti vicini al circolo di Forza Nuova di via Lidia, aveva le chiavi del casale e come hanno già accertato gli investigatori almeno due «processi» si sono tenuti nelle sue stanze. Il primo a carico di Daniele De Santis (solo omonimo del presunto omicida di Ciro Esposito), «camerata» autore dello stupro, dopo averle dato della cocaina, di una ex militante di Casa Pound e poi di Forza Nuova. De Santis, bendato, fatto inginocchiare, accerchiato e picchiato con calci, pugni e colpi di manganello nel «rito punitivo», ha subito anche la parziale perdita dell’udito per lo sparo che gli ha sfiorato il viso.

Meno chiare le ragioni del processo a Michele Luly, Matteo Provenzani e Tommaso Pudis che, come recita il capo di imputazione a carico di Coltellacci, Costantini, Alessio Mursia, Alessio Lala, Andrea Di Cosimo e Arnaldo Alessio Evangelista sono stati ritenuti «responsabili di condotte non conformi alle regole del gruppo» e colpevoli di «mancanze caratteriali e comportamentali» forse proprio per prove di «coraggio» legate ai pestaggi. In un cassetto nella «stanza delle punizioni» sono stati trovati gli oggetti per dar seguito ai processi e la spilla nazista in oro.

Il sito Popoff riporta altri brani del verbale d’indagine:

Il gruppo “attuava un rigoroso e talvolta violento indottrinamento dei suoi appartenenti, anche minorenni, al fine di assicurare il rispetto delle regole interne al gruppo e consolidarne le gerarchie. Con riferimento a tale aspetto, l’indagine ha documentato, nell’ottobre del 2014, la punizione, con vessazioni e percosse inflitte secondo un particolare rituale, di alcuni militanti resisi responsabili di una violenza sessuale in danno di una ragazza e dell’uso di sostanze stupefacenti”.