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Francesca Chaouqui, pm: Usava pass Ztl intestato a zia morta

ROMA – Ancora guai per Francesca Chaouqui,  uno dei  membri della Commissione d’indagine per gli affari economici della Santa Sede  arrestata con monsignor Lucio Angel Vallejo Balda per le carte trafugate in Vaticano. Stavolta, però, non c’entra, almeno direttamente l’inchiesta vaticana. Semplicemente la Chaoqui è accusata di aver girato per anni con un permesso Ztl intestato ad una zia che però era deceduta anni prima.

Secondo la Procura, che ne ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di truffa aggravata, la Chaouqui avrebbe utilizzato il pass già dal 2011. La zia intestataria, invece, era morta già nel 2008. E Francesca Chaouqui non avrebbe smesso di utilizzare il pass neppure una volta entrata nella Commissione vaticana. Racconta sul Corriere della Sera Giulio De Santis che Chaouqui, oltre a utilizzare il pass senza averne diritto, era solita contestare tutte le multe. E in media ne prendeva tre al mese:

L’escamotage della Chaouqui era comunque destinato a essere scoperto. La donna — nata a San Sosti, in provincia di Cosenza da padre francese di origine marocchine e madre italiana — entrava nella zona a traffico limitato con il permesso per disabili della zia ma quasi tutte le volte veniva multata perché la targa della macchina non risultava collegata al tagliando intestato alla parente. Di conseguenza, almeno nella maggior parte delle occasioni, scattavano le contravvenzioni.

Per la precisione la pierre ne prese 95 durante in tre anni, poco meno di tre al mese. Un salasso. Ed è qui che la Chaouqui ha commesso l’ulteriore errore — almeno secondo il pubblico ministero — che le è costato la seconda imputazione per cui rischia di finire sul banco degli imputati, dove già siede in Vaticano per il processo «Vatileaks 2» con l’accusa di essere uno dei «corvi» che hanno divulgato documenti segreti riguardo alle finanze della Santa Sede. La donna, infatti, ha presentato un ricorso in prefettura contestando dalla prima all’ultima contravvenzione.

Peccato che alla base del procedimento amministrativo per cercare di evitare di pagare le multe, la Chaouqui avesse allegato proprio quel documento della zia disabile defunta, ovviamente ormai non più valido. A quel punto il ricorso è stato bloccato e, inevitabile, i funzionari di Palazzo Valentini hanno segnalato la vicenda alla Procura.

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