Cronaca Italia

Francesco Mazzega: il 31 luglio ammazzò la fidanzata, il 31 agosto esce dal carcere e va ai domiciliari

Francesco Mazzega: il 31 luglio ammazzò la fidanzata, il 31 agosto esce dal carcere e va ai domiciliari

Francesco Mazzega: il 31 luglio ammazzò la fidanzata, il 31 agosto esce dal carcere e va ai domiciliari (foto Ansa)

TRIESTE – Aveva ucciso la fidanzata il 31 luglio: il 31 agosto, dopo appena un mese, è stato scarcerato e messo ai domiciliari. Storie di ordinaria giustizia italiana arrivano dal Friuli: Francesco Mazzega, 36 anni, passa dalla galera al braccialetto elettronico a casa. L’uomo di 36 anni di Muzzana del Turgnano (Udine) è accusato dell’omicidio della giovane fidanzata, Nadia Orlando, 21 anni, uccisa la sera del 31 luglio scorso. Mazzega aveva girato tutta la notte con il corpo della ragazza al suo fianco in auto prima di costituirsi, la mattina seguente, al comando della Polizia stradale di Palmanova (Udine), confessando di essere il responsabile del delitto. Era in carcere dal 10 agosto dopo un periodo di ricovero nel reparto di diagnosi e cura dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine disposto per evitare il rischio di gesti di autolesionismo. La decisione del Riesame è stata presa a seguito del ricorso presentato dai difensori dell’uomo, gli avvocati Annaleda Galluzzo e Federico Carnelutti, ed è stata depositata stamani.

“Il provvedimento – ha detto il Procuratore di Udine, Antonio De Nicolo – non ci lascia soddisfatti. Avevamo chiesto la conferma del provvedimento del gip e valuteremo l’esperibilità del ricorso per Cassazione”. Per De Nicolo, si tratta tuttavia di un provvedimento che “è in linea con lo stato della legislazione”. “L’ordinanza del Tribunale del Riesame – ha aggiunto – mette in evidenza che il fatto è gravissimo e ravvisa il pericolo che possa ripetere fatti del genere. I giudici però scrivono anche che il rischio è sufficientemente salvaguardato dagli arresti domiciliari integrati dal braccialetto elettronico”. “A differenza di altri ordinamenti europei – ha evidenziato De Nicolo – la nostra legge non prevede che si debba tenere conto della gravità del reato nell’applicazione delle misure. Vanno raffrontate esclusivamente alle esigenze cautelari: pericolo di inquinamento delle prove, fuga e recidiva. Può anche non piacere ma – ha concluso – da uomo delle istituzioni finché c’è questa legge dobbiamo osservarla”.

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