Cronaca Italia

Francesco Schettino in carcere, tra tennis, letture e meditazione

Francesco Schettino in carcere, tra tennis, letture e meditazione

Francesco Schettino in carcere, tra tennis, letture e meditazione (Foto Ansa)

ROMA – Francesco Schettino in carcere da tre mesi, ormai, passa il suo tempo dietro le sbarre a leggere, fare meditazione e giocando a tennis con gli altri detenuti. Ha anche conosciuto Marcello Dell’Utri, l’ex senatore di Forza Italia di cui ignorava l’esistenza.

Era la sera del 12 maggio quando il comandante della Costa Concordia si consegnò al carcere romano di Rebibbia per scontare i sedici anni di detenzione confermati dalla Corte di Cassazione.

Tre mesi in cui non ha mai detto nulla, sottolinea Cristiana Mangani sul Messaggero: “La mia condanna è dichiaratamente punitiva e non riabilitativa”, ha considerato con gli amici. Lui parla di una “tappa obbligata” ma spera ancora che “un giorno verrà capita la verità”.

Intanto, nella sua cella numero 81 del reparto G8, detto “il penalino”, dove si trova insieme ad altri tre criminali comuni, Schettino passa il suo tempo leggendo molto, soprattutto libri che parlano di meditazione e trascendente, due sue vecchie passioni. “Senza la meditazione non avrei resistito chiuso qui dentro”, avrebbe detto.

Ogni giorno le porte della sua cella e delle altre dello stesso reparto restano aperte fino alle 22:30, così i detenuti possono socializzare. Schettino ha conosciuto la ex guardia giurata Vincenzo Paduano, condannato per l’omicidio della sua giovanissima fidanzata Sara Di Pierantonio. Ha incontrato spesso Manuel Winston, il filippino condannato per l’omicidio della contessa Alberica Filo della Torre. E ha conosciuto Marcello Dell’Utri, del quale prima del carcere ignorava l’esistenza.

Fa anche sport, gioca a tennis, a ping pong e a calcio balilla. Scrive molte email agli altri detenuti e vorrebbe iscriversi a Giurisprudenza.

“Nel mio reparto ci sono parecchi ergastolani – riflette – Da loro ho capito molto cose, mi rispettano tutti, fanno a gara per offrirmi il caffè, anche se sulla mia persona pesa ancora l’immagine del comandante guascone che abbandona la nave”.

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