Blitz quotidiano
powered by aruba

Fuga di gas Milano: il mistero dei tubi, azione dolosa?

MILANO – Fuga di gas Milano: il mistero dei tubi, azione dolosa? Dalle prime indagini sull’esplosione di domenica scorsa nella palazzina di via Brioschi, a Milano, e soprattutto dall’esame del flusso del metano registrato dai contatori si è pervenuti a un punto certo che smentisce la prima insufficiente ricostruzione: la fuga di gas ha avuto origine nella cucina dell’appartamento dove vivevano la donna morta, Micaela Masella, le sue due bambine, ancora ricoverate per gravi ustioni, e il marito Giuseppe Pellicanò, anche lui rimasto ferito. E non dall’appartamento dove viveva la coppia di giovani fidanzati, Riccardo Maglianesi e Chiara Magnamassa, anche loro deceduti.

Di più: il contatore della famiglia Masella-Pellicanò ha registrato un flusso ingente e inusuale di gas anche nei giorni che hanno preceduto la strage. La famiglia viene descritta come un nucleo che viveva una situazione psicologica molto delicata. Una perdita continua e duratura che stupisce gli inquirenti: come è successo che nessuno abbia avvertito nulla? Un mistero che non esclude una origine dolosa dell’incidente: per esempio andrà accertato se tubi e allacci abbiano subito qualche manomissione.

Per ora la violenta deflagrazione che ha distrutto i due appartamenti non consente altro che ipotesi. Non convince la tesi secondo cui il gas fuoriuscito sia stato, prima della saturazione che ha facilitato l’innesco mortale quanto fortuito (basta accendere la luce), in qualche modo immagazzinato e trattenuto fra le intercapedini e gli spazi vuoti. Per questo –  suggerisce il Corriere della Sera – un’azione dolosa non può essere esclusa a priori. E le difficoltà all’interno della famiglia restano un tassello importante nel progetto investigativo.

L’inchiesta, come detto, è lunga e sarà difficile. E per dovere investigativo, per evitare che si «perdano» aspetti e poi sia tardi per tornare indietro, nulla viene tralasciato. Non è un modo di dire. Nel rispetto, ripetiamo, di tutte le vittime. Giuseppe non accettava che Micaela avesse un altro, con cui aveva trovato una casa e progettava il futuro; provava una rabbia forte, anche se tenuta dentro e rarissimamente manifestatasi con urla e litigi, che alimentava uno stato depressivo, iniziato a causa delle difficoltà dell’autismo della secondogenita, una sofferenza per lei o forse più per lui. (Andrea Galli, Corriere della Sera)

 

 

 

 

 


TAG: ,