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Fuksas: “Dietro ai video Isis ci sono designer italiani”

GENOVA – “Dietro ai video dell’Isis ci sono designer italiani”. Lo ha detto l’architetto Massimiliano Fuksas intervenendo al Festival della Comunicazione in corso a Camogli (Genova). Fuksas, parlando del rapporto tra strategia ed emozioni, ha fatto riferimento all’efficacia dei video del Califfato e si è soffermato sulla grafica attribuendola per stile a designer italiani.

Fuksas ha aperto il suo intervento mostrando l’ormai celebre video di Gianroberto Casaleggio Gaia, the future of politics in cui si profetizza di una guerra mondiale nel 2020 che terminerà nel 2040 e in seguito alla quale la rete si affermerà come strumento di democrazia mondiale.

Questo video assomiglia a quelli dell’Isis”, ha spiegato Fuksas. Poi ha aggiunto: “Non ne sono sicuro ma penso di sì. Perché il design di questo video, ma anche quello di altri si assomigliano. C’è un nuovo modo di comunicare, molto drammatico, anche attraverso la musica. Sembra uno stile italiano e in Italia c’è gente capacissima di fare queste cose”. Nel suo intervento Fuksas ha parlato di una informazione che non è di tutti perché veicolata da chi realizza gli algoritmi di ricerca e della sfida tra istinto e intelligenza, sperando un futuro in cui la società possa costruire dei rapporti attraverso le emozioni “le uniche in grado di salvare il futuro”.

L’architetto, che il prossimo 29 ottobre vedrà finalmente inaugurata la sua Nuvola, il nuovo Centro Congressi di Roma progettato nel lontano 1998, nei prossimi giorni si recherà nelle zone terremotate. Il 13 settembre sarà ad Arquata del Tronto per dare consiglio al sindaco: “Spero di dargli qualche idea e qualche conforto. Sarà il mio aiuto ai terremotati”, ha detto.

In un’intervista la scorsa settimana al quotidiano la Stampa, Fuksas si era detto indignato per il crollo di interi paesi nel Centro Italia. “E’ una vecchia storia che si fa finta di riscoprire ogni volta che da noi c’è un terremoto – aveva detto – Eppure s’era visto già all’Aquila e in tanti altri casi” e “nessuno dice, però, che l’errore viene da lontano. Da una legge sbagliata. Non ricordo quale legge o regolamento, ma c’è stato un tempo, negli Anni Sessanta e Settanta, in cui il progettista era obbligato a sistemare alla sommità della costruzione un cordolo di cemento armato. Un errore tragico”, osserva. “Li abbiamo visti tutti, i tetti integri su cui i vigili del fuoco camminavano, e sotto c’erano le macerie dell’edificio che avrebbe dovuto sostenere il tetto”.