Blitz quotidiano
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Garlasco, parla Stasi: io prigioniero, come Sacco e Vanzetti

Garlasco, Alberto Stasi continua a professarsi innocente dopo la condanna definitiva a 16 anni per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Lettera dal carcere

ROMA – Alberto Stasi, in galera a Bollate dal 12 dicembre scorso, non si sente un detenuto, ma un “prigioniero”: dovrà scontare i suoi 16 anni di pena, dopo la condanna inflittagli dalla Cassazione per aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi. Per la giustizia è lui l’assassino nel delitto di Garlasco.

L’ex studente della Bocconi, attraverso il suo legale ha raccontato il suo primo Natale dietro le sbarre: «”Il carcere è un mondo parallelo. Ricevo lettere da tutta Italia”, ha dichiarato. Condivide la cella 315 del reparto I con un italiano e due montegrini: sono gentili con lui, per due giorni hanno evitato di accendere la televisione per compiacere il nuovo arrivato ancora sotto il comprensibile stress seguito ala sentenza che lo ha condannato definitivamente.

In una intervista affidata al Quotidiano Nazionale aveva evocato un paragone che ha fatto discutere per descrivere la sua reclusione (prima a Vigevano, quindi a Bollate (“dove almeno si vede il sole e il mondo esterno dalla finestra”).

“I fatti e le carte hanno sempre provato la mia innocenza e le nuove perizie fatte l’anno scorso avevano rafforzato questa verità […] Questo era il processo; io ho sempre saputo di essere innocente. Non nascondo di avere temuto l’assurdo epilogo che oggi sto vivendo, visto l’incomprensibile iter processuale che ho dovuto vivere […] In situazioni come queste, le persone vengono esibite come trofei alzati al cielo dopo una vittoria. È sempre stato così e sempre sarà, da Sacco e Vanzetti a Tortora“. (Quotidiano Nazionale).