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Gemelli Giannini, 30 anni dopo: tutti precari, tranne uno

gemelli_b1In quattro sono laureati, uno è diplomato e lavora in una fabbrica tessile, un altro ancora è in cassa integrazione: tutti precari, solo uno ha il posto fisso. Sono Letizia, Roberto, Linda, Francesco, Fabrizio, Giorgio: i gemelli Giannini nel 1980 arrivarono dritti dalla sala parto alle pagine dei giornali e in tv con lo spot di un detersivo.

Ora, a trent’anni di distanza, i sei piccoli bebè sono diventati adulti. Abbandonato il clamore del mito “Gemellini tricolore”, dopo la nascita all’ospedale Careggi di Firenze, avvenuta tra le 4,17 e le 4,22 dell’11 gennaio 1980, mamma Rosanna ricorda l’eco mediatica, ma con un po’ di amarezza riguardo al presente.

«Anche oggi i miei figli sembrano un po’ l’emblema di questa Italia – dice la signora Rosanna -. Non solo perché sono bravi ragazzi che abbiamo fatto studiare (quattro laureati e due diplomati) con tanta fatica, ma perché cinque di loro ancora non hanno un lavoro fisso o rischiano di perderlo. Insomma vivono nella precarietà assoluta», racconta.

Insomma, altro che «esercito di nipoti», come le dicevano tutti quando i gemellini erano appena nati. Giorgio, laureato in Economia aziendale, è l’unico che ha un posto fisso in un’azienda di revisione di conti a Firenze. Sua sorella Letizia è laureata in Lettere, ha un bimbo di otto mesi, ma è precaria della scuola, così come Linda; Roberto è precario in un’azienda tessile, Francesco è impiegato, ma in cassa integrazione e Fabrizio, laureato al Dams, lavora part time in un centro commerciale, anche lui precario.

«Nessuno di noi è un bamboccione – dice Linda -. Quando c’è un incarico cerchiamo di renderci indipendenti e non pesare sulla famiglia. Babbo e mamma e i nonni sono stati fantastici, ci hanno coccolato e tirato su con amore e sacrifici. Eppure mia sorella Letizia, l’unica ad avere un bambino, non riesce ancora a farsi un casa con il marito e il piccolo. Sta un po’ con noi e un po’ con i suoceri. Abbiamo studiato una vita, sette anni tra laurea e specializzazione, mai un anno fuori corso. Oggi siamo tutti dottori in precariato».


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