Blitz quotidiano
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Genova, bugie su laurea e università. A 26 anni si spara in testa

GENOVA – Aveva mentito sugli esami universitari e la laurea, per questo un ragazzo di 26 anni si è ucciso a Genova, sparandosi un colpo di pistola in testa. Accanto al cadavere un biglietto, con su scritto: “Scusatemi se vi ho deluso”.

Scrivono Tommaso Fregatti e Marco Grasso sul Secolo XIX:

A trovarlo, ieri, nel suo monolocale di Quarto, quartiere residenziale nel Levante genovese, è stata proprio la fidanzata, preoccupata per il silenzio del compagno. Aveva provato a chiamarlo, ma il telefono continuava a squillare a vuoto. La ragazza è agitata, lo va a cercare a casa e lo trova riverso per terra, in una pozza di sangue. La spiegazione di tutto in quelle poche parole: la vergogna, il senso di colpa, la profonda tristezza. Il teatro di questa tragedia è un piccolo appartamento, in via Romana di Quarto. Una specie di rifugio per Matteo Ferrando, che normalmente convive con la nonna, poco lontano.

Non ha più i genitori, è l’anziana a essersi curata di lui negli ultimi anni. Matteo è uno studente universitario abbondantemente fuori corso, che appena può prende un aereo e si fa un viaggio intorno al mondo. La sua grande passione insieme al basket e alla street art. Ha un carattere riservato, dicono di lui amici e vicini. La storia degli esami universitari l’hanno sentita un po’ tutti. Ci aveva messo più tempo di quanto previsto e adesso, si stava dedicando finalmente alla tesi. Quanto deve pesare, adesso, questa bugia, lo sa solo lui, che ha sentito crescere smisuratamente quelle aspettative che ora non riesce più a sopportare. E solo, in quella casa, sente le mura che si stringono e si fanno sempre più angoscianti.

Non c’è solo il viaggio, lo sport e i graffiti fra le sue passioni, ma anche le armi. Matteo possiede una pistola, una 44 Magnum. Ha un regolare permesso, che gli consente di usarla per attività sportiva. Adesso quell’arma in mano è una tentazione irresistibile, proprio dicono le parole di una delle sue canzoni preferite. Dall’appartamento si sente colpo sordo, come se fosse caduto qualcosa. Nessuno ci fa caso, nessuno fa mai molto caso a quello che succede nelle altre case da queste parti, uno quartiere tranquillo, dove a stento i vicini si conoscono.