Cronaca Italia

Genova, divorzio sotto inchiesta. Cliente: “Avvocato disse che mi aiutava col giudice”

Genova, divorzio sotto inchiesta. Cliente: "Avvocato disse che mi aiutava col giudice"

Genova, divorzio sotto inchiesta. Cliente: “Avvocato disse che mi aiutava col giudice”

GENOVA – Il divorzio finisce in tribunale, ma non quello tra marito e moglie. Il cliente infatti ha denunciato il suo avvocato, accusandolo di aver millantato rapporti privilegiati con il giudice che seguiva la pratica di divorzio e di poter ottenere benefici mai ottenuti. Una storia di querele tra cliente e avvocato che ora è al vaglio della magistratura a Genova, dove il giudice ha negato di aver mai avuto rapporti di questo tipo con il legale e dove l’avvocato è indagato per patrocinio infedele.

La vicenda inizia con una causa di divorzio tormentata, dove marito e moglie si contendono l’affidamento della figlia. Matteo Indice sul Secolo XIX scrive che tutto inizia quattro anni fa, quando il marito si rivolge ad un avvocato che avrebbe millantato buoni rapporti con il giufice del tribunale di Genova che seguiva la sua causa:

“«Ha millantato entrature – sostiene E. F., assistito adesso da Rachele De Stefanis – e mi ha fatto credere che la vicenda avrebbe avuto per me un esito positivo. Si è fatto pagare prima con tremila euro fatturati, poi con altri dodicimila in nero». La causa di separazione non prende la piega auspicata. In particolare, E. F. contesta al suo consulente d’avergli fatto credere che era stato presentato un particolare ricorso, mentre nessuno l’aveva mai inoltrato. I rapporti fra avvocato e assistito deragliano, tanto che a un certo punto il primo querela il secondo per tentata estorsione: «Mi ha detto che se gli avessi restituito una parte della parcella – sostiene G. M. – avrebbe evitato di denunciarmi»”.

La querela dell’avvocato per tentata estorsione però viene archiviata ed è allora che il cliente decide di querelarlo a sua volta:

“«Sosteneva di potermi agevolare grazie ai buoni uffici con il tribunale, perciò si è fatto pagare profumatamente. Ma non è andata così». Allega al proprio esposto una serie di registrazioni audio e scatta una seconda inchiesta. Il legale G. M. riceve così un avviso di garanzia per patrocinio infedele, e gli accertamenti stavolta sono coordinati dal sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà. Viene pure sentito il giudice del tribunale di famiglia, che spiega di aver avuto con il medesimo G. M. semplici rapporti di lavoro e di non aver mai garantito trattamenti di favore.

Per la Procura, alla fine, nemmeno in questa storia ci sono reati e viene chiesta l’archiviazione del procedimento a carico dell’avvocato. Il suo ex cliente E. F. si oppone ed è fissata un’udienza davanti al giudice Massimo Cusatti che si prende qualche settimana per rifletterci, non trattandosi d’una storia proprio cristallina. G. M. ha davvero millantato quei contatti e ha assistito in modo controproducente E. F.? C’è qualcosa di storto dietro questa, o altre, cause di separazione? «G. M. – spiega Riccardo Caramello, nominato difensore dal collega – non ha mai vantato rapporti privilegiati, tanto che non è stato neppure indagato per millantato credito. Nei suoi confronti il pubblico ministero ha chiesto comunque l’archiviazione e la scansione dei pagamenti non è quella descritta dal suo ex assistito»”.

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