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Genova, il padre di Roberto Bruzzese: “Ha ucciso per legittima difesa”

GENOVA – “E cosa doveva fare? Erano 6 o 7 contro uno, mio figlio si è solo difeso”. Carmelo Bruzzese, in un’intervista al Secolo XIX, prende le difese del figlio Roberto, accusato di aver ucciso con una coltellata Francesco Larosa, 65 anni, al culmine di una lite scoppiata per i confini dei terreni delle due famiglie che vivono una accanto all’altra da 11 anni.

Un vicinato teso, costellato da liti e querele. Fino alla lite con omicidio di due giorni fa. Questo il racconto del Secolo XIX:

Prima le grida e la discussione che si fa sempre più animata, poi un uomo estrae il coltello e ne ferisce un altro. Il sangue sgorga, inutile cercare di fermarlo con l’asciugamano. Francesco La Rosa, 65 anni, è stato ucciso a coltellate dal fratello del cognato Roberto Bruzzese per banali motivi: una lite sul confine. Accade a Pontedecimo, ai confini della Grande Genova, nella valle del Polcevera ora quasi in secca, fra fabbriche e capannoni abbandonati, centro commerciali sorti al posto delle industrie, dove si intrecciano lingue e dialetti: si sente uno che parla romeno, si sente una donna che parla genovese. Le immagini shock del brutale omicidio sono state pubblicate in un video dal Secolo XIX, che le ha ricevute in esclusiva da un residente che, una volta sentite le grida, ha preso il suo smartphone e ha iniziato a girare un filmato.

A distanza di poche ore la Regione Liguria ha approvato un intervento che offre il patrocinio “nei procedimenti penali per la difesa dei cittadini che, vittime di un delitto contro il patrimonio o contro la persona, siano indagati per aver commesso un delitto per eccesso colposo in legittima difesa, ovvero assolti per la sussistenza della legittima difesa”.


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