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Genova, lo “sceriffo” che terrorizza i gay che si appartano

GENOVA – C’è uno “sceriffo” che molesta le coppie gay che si appartano a Genova sul monte del Righi. “Andate a fare le vostre cose da un’altra parte”. Lo “sceriffo” ha lunghi baffi bianchi, tiene una pistola in pugno e porta un cappello da cowboy in testa. Terrorizza le coppiette gay che si appartano. In auto o dietro al muretto. per lui non fa differenza. La sequenza è sempre la stessa: si avvicina, punta l’arma e incute terrore.

Le vittime hanno raccontato che l’uomo potrebbe “avere intorno ai cinquant’anni” e che il cappello che indossa assomiglia a quello dei “cowboy americani”. Giurano di aver avuto molto paura davanti all’arma. I carabinieri aprono un’inchiesta per minacce gravi.

Una qualificata fonte investigativa spiega al Secolo XIX:  “Nell’ambito dei controlli abbiamo saputo che altre persone, la maggior parte di queste omosessuali, sono state minacciate da questo ”sceriffo” mentre si trovavano al parco per un incontro clandestino”.

Tommaso Fregatti sempre per Il Secolo XIX scrive:

“Mi ha puntato la pistola in faccia. E mi ha detto di andarmene subito da quel posto. È saltato fuori da dietro un muretto. All’improvviso. Come se stesse aspettando che arrivasse qualcuno”: Marco, studente genovese di 24 anni, parla piano e pesa le parole. È ancora sotto choc. La scorsa settimana, in pieno pomeriggio, mentre camminava nella zona del parco del Perlato con il suo cane si è imbattuto nello “sceriffo” che da giorni terrorizza le coppiette – in particolare omosessuali – che si appartano proprio sotto il Forte Sperone.

Nelle scorse ore si è presentato ai carabinieri e ha raccontato quanto accaduto quel giorno. Fornendo elementi che potrebbero essere utili a risalire all’autore di queste minacce: «Purtroppo non sono riuscito a vederlo bene in faccia – ha sottolineato il giovane che abita nella zona di Castelletto – lo spavento è stato troppo grande. Sono scappato via di corsa. Non ho pensato subito a chiamare le forze dell’ordine ed ho commesso un errore». Il giovane ha anche confermato la prima descrizione dello “sceriffo” fornita ai carabinieri da una coppia sorpresa sul fatto: «È vero – ha spiegato – aveva baffi bianchi, un cappello come quello da cowboy e la pistola in mano». Lo studente ha poi aggiunto qualche dettaglio in più sulla pistola che teneva in pugno l’uomo: «L’arma – ha raccontato – mi sembrava reale. Lo posso dire anche se non sono un grande esperto. Aveva il tappo rosso? No, no, non era un giocattolo».

 


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