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Genova, Luca Tedone morto per una buca in strada: nessuno paga

GENOVA – Un uomo a bordo di una moto è caduto per una buca a Genova, ma nessuno paga per l’incidente. Luca Tedone, 45 anni, nel 2010 è a bordo della sua moto in viale Brigate Partigiane, quando a causa di un tombino cade. Il casco, che aveva il cinturino lesionato e non era omologato, vola via e l’uomo batte la testa e muore. A sei anni dai fatti il processo è ancora senza una sentenza in primo grado, in sede civile la vedova ritrova la morte del marito imputata al casco e in sede penale invece viene incolpata la buca, che ha fatto perdere l’equilibrio al motociclista. A sei anni dai fatti dunque la giustizia è ferma e una risposta ancora non c’è.

Marco Grasso sul Secolo XIX scrive che l’unico “risultato” ottenuto dalla morte di Tedone, idraulico di 45 anni sposato e con due figli, a Genova è stato che il Comune, a pochi giorni dal suo decesso, annunciò un piano da 20 milioni di euro per sanare le buche e gli altri pericoli per le strade nella città. Una magra consolazione per la famiglia, che ad oggi non ha ancora visto giustizia. La sentenza di primo grado nel processo a carico dei responsabili dei lavori arriverà, forse, entro fine ottobre:

“A sei anni dai fatti il processo, a carico dei responsabili dei lavori, rallentato da perizie tecniche e rimpalli tra giudici e Procura, è rimasto impantanato. Si attende ancora la sentenza di primo grado, prevista entro fine ottobre. E se anche si arrivasse a una condanna, eventuali pene veleggiano già verso una prescrizione certa. Nel frattempo è arrivato l’ultimo schiaffo: in sede civile, processo intentato dalla vedova, il tribunale ha stabilito che la colpa dell’incidente è del casco, non omologato, che si è slacciato nella caduta. «Le assicurazioni si sono attaccate solo e solamente alla cinghia del casco, che si sarebbe slacciata durante la caduta – denuncia Maurizio Tedone, fratello della vittima – Luca però è caduto su un tombino dissestato. Se non ci fosse stato, mio fratello non avrebbe perso l’equilibrio e di conseguenza neppure il casco»”.

Diversa la situazione in sede penale, scrive Grasso, che punta la principale responsabilità sulla buca e non sul cinturino del casco:

“È vero che il casco indossato dal motociclista non era omologato e la cinghia per allacciarlo è risultata lesionata. Tuttavia, secondo il consulente tecnico del giudice Roberto Pasca, una responsabilità è da ravvisare anche nel distacco tra asfalto e tombino, risultato fatale: «Il fatto che ci fosse sconnessione tra caditoia e asfalto era evidente a chi ha realizzato i lavori e a chi li sovrintendeva». E un incidente simile, dunque, «non era del tutto imprevedibile»”.


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