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“Genovesi della storia” elenco che fa polemica, 30 nomi, da Renzo Piano e Beppe Grillo a…

“I dieci genovesi della storia” si intitola un post del sito Genova 3000 che ha provocato un putiferio di segnalazioni e aggiunte. Così i 10 sono diventati 30 e forse la lista si allungherà ancora nelle prossime settimane.

Non si tratta di tutti i genovesi che hanno fatto la storia di Genova, mercanti, corsari, eroi, furfanti. Di loro sono pieni i volumi delle biblioteche. La prospettiva di Genova 3000 è sul contemporaneo, i genovesi di cui si parla sono per lo più quelli che hanno avuto il coraggio di uscire dal morboso abbraccio della loro città e farsi un nome fuori dai confini di Genova o anche nel mondo, come Renzo Piano, l’architetto più bravo in Italia, l’unico che ha vinto le gare nel mondo senza fumi di affinità politiche, uno dei pochi genovesi che sono noti in tutto il mondo, che sono usciti dalla provincia genovese e italiana, affermandosi. Altri ce ne sono, ma meno noti e quindi è giustificato il silenxio su di loro.

Le opere di Renzo Piano si possono ammirare, anzi contemplare, a New York come a Osaka, a Parigi come Berlino, da San Giovanni Rotondo a San Francisco. E anche nella sua Genova, dove probabilmente ha incontrato difficoltà e ostacoli sconosciuti nel resto del mondo.

Renzo Piano è, ingiustamente, al  terzo posto della lista dei primi 10, guidata da Beppe Grillo, seguito da Fabrizio De André. Dopo Piano vengono Paolo Villaggio e Enzo Tortora: sono tutti nomi su cui non si può discutere. Poi vengono 5 giornalisti, la cui scelta sembra rivelare chi possa avere stilato l’elenco. Tutto fa pensare a Elio Domeniconi, antesignano del giornalismo di insight e gossip, un personaggio straordinario che continua a dirigere Genova 3000 anche da una casa di riposo, dove si è ritirato a 84 anni di età, rinunciando a un bellissimo appartamento sul mare di  Boccadasse, una delle zone più belle di Genova per continuare, munito di adeguata assistenza professionale, a fustigare usi e costumi dei genovesi.

I 5  che c’entrano poco sono Alfredo Provenzali, mitica voce di  “Tutto il calcio minuto per minuto”, e soprattutto Massimo Donelli, già direttore di vari giornali e di Canale 5, Giulio Anselmi, Paolo Garimberti e Marco Benedetto. Domeniconi probabilmente ha un debole per questi colleghi, che ha conosciuto quando ancora avevano i calzoni corti e annaspavano nei primi insidiosi passi del mestiere svolto a Genova; indica fra le qualità di Donelli quella di essere stato allievo di Cesare Lanza per poi omettere dall’elenco proprio lo stesso Lanza, del quale peraltro ha pubblicato una testimonianza quando lo stesso Lanza ha compiuto 74 anni.

Giustamente i genovesi si sono ribellati e hanno fornito altri nomi di ben diversa caratura. Riportiamo i nomi non in ordine di valore, ma secondo l’ordine di Genova 3000.

Luigi Durand De La Penne, eroe di guerra, affondò nel porto di Alessandria d’Egitto la corazzata inglese Valiant; dopo la guerra il comandante della Valiant volle essere lui a consegnare a De La Penne la medaglia d’oro; gli inglesi, che in genere disprezzano gli italiani e ancor più i militari italiani, gli hanno dedicato nel 1962un bellissimo film, “L’ affondamento della Valiant”, regista Roy Baker.

Luigi Ferraro, altro eroe di guerra, che da solo affondò tre navi avversarie.

Alfredo Biondi, avvocato penalista di successo, quattro volte ministro, anche Guardasigilli e a lungo vicepresidente della Camera dei Deputati.

Paolo Emilio Taviani, un padre della Repubblica italiana, avrebbe meritato di diventare presidente della Repubblica. Ma i giochi interni della Dc glielo impedirono. Tante volte ministro, anche dell’Interno. Fu per anni uno degli uomini più potenti d’Italia, è morto in casa della figlia, a Roma, in un quartiere di media borghesia impiegatizia.

Giuseppe Siri, cardinale, due volte quasi Papa, dominò la Chiesa durante la Guerra Fredda e gli anni del boom in Italia. io XII lo avrebbe voluto nominare Papa senza passare per il Conclave.

Fernanda Contri, avvocato, ministro, membro del Csm, prima donna giudice costituzionale.

Gilberto Govi, il comico genovese con la C e la G maiuscole, di cui Beppe Grillo è una pallida imitazione.

Piero Ottone, classe 1924 e ancora attivo su “Repubblica”, ha diretto prima il “Secolo XIX” e poi il “Corriere della sera”. Fu lui a mettere in prima pagina Pier Paolo Pasolini, scandalizzando la borghesia e spostando il giornale a sinistra.

Gianna Schelotto, psicologa, scrive su giornali e riviste, nota in tv, ex parlamentare.

Don Andrea Gallo, il “prete da marciapiede” antemarcia di Papa Francesco.

Carmen Russo, attrice.

Marisa Allasio, attrice (“Poveri ma belli” ha fatto la storia d’Italia degli anni ’50.

Rosanna Schiaffino, attrice, moglie di Giorgio Falck.

Vittorio Gassman, il mattatore, portò la poesia nella tv degli esordì, diede vita a personaggi indimenticabili in film indimenticabili (I soliti ignoti, L’armata Brancaleone). Nacque a Genova dove ancora lo ricordano come pivot della squadra di basket dell’Ardita di Nervi.

Alberto Lupo, grande attore, strepitoso in tv, prematuramente scomparso.

Vittorio G. Rossi, (che genovese non era proprio tanto, essendo nato a Santa Margherita Ligure) grande giornalista (Corriere della sera, Epoca) e scrittore. La fama però gliela diede la tv, negli anni ’50 e ’60.

Sabrina Salerno, soubrette, cantante, esordì nella tv di Berlusconi. Nel 2016, a 48 anni, è ricomparsa e sembrava ancora una minorenne.

Angela Brambati, la brunetta dei Ricchi e Poveri. Oggi al suo fianco è rimasto solo Angelo, il biondo (e il bello). Ma continuano ad avere successo, soprattutto all’estero.

Gino Paoli, uno dei primi cantautori che rivoluzionarono la canzone italiana al finire degli anni ’50. Tra le sue donne, Stefania Sandrelli e Ornella Vanoni. A 82 anni è sempre attivo, è stato deputato e presidente della Siae.

Umberto Bindi, un grande della canzone, morto povero nei pressi di Roma, emarginato dalla sua dichiarata e evidente omosessualità.