Blitz quotidiano
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Germana Chiodi, la segretaria ombra di Caprotti da 75 milioni di euro

MILANO – Chi è Germana Chiodi, la segretaria ombra di Bernardo Caprotti a cui il patron di Essalunga ha lasciato una eredità da 75 milioni di euro? Trovare una foto della fidata segretaria, diventata una supermanager in Esselunga, sembra quasi impossibile. La Chiodi ha 68 anni ed è entrata in azienda che non ne aveva nemmeno 20. Da semplice segretaria è diventata il braccio destro di Caprotti, che nonostante i 40 anni fianco a fianco gli ha sempre dato del lei. Una donna di cui Caprotti diceva “l’ho vista diventare una super manager” e che nell’azienda ha avuto un ruolo decisivo.

Elisabetta Andreis e Daniela Polizzi tracciano un identikit di Germana Chiodi in un articolo sul Corriere della Sera, con tanto di foto, e la prima cosa da sottolineare è “guai a chiamarla segretaria o assistente”, dicono di lei i suoi vicini di casa:

“Ha iniziato in azienda che non era neanche ventenne e lo ha sempre difeso contro tutti, anche quando ha avuto problemi con i figli. Gli teneva le fila della famiglia, l’imprenditore si fidava ma si davano sempre del «lei». Il suo ruolo in azienda era di peso e organizzava in prima persona anche le battute di caccia di Caprotti nella tenuta di Fubine nel Monferrato. Una volta assunto il ruolo di dirigente, la signora Chiodi ha avuto influenza anche sulla selezione di manager e quadri.

La signora è andata in pensione nel 2008 ma ha ancora un contratto di consulenza e ha sempre passato tutto il tempo in azienda. Alla sera torna a casa tardissimo, racconta chi la conosce. Anche ieri Germana Chiodi era lì. Barricata in una stanza della sede di Pioltello, nella «sua» Esselunga. E finché non ha fatto buio, non è rincasata. Lì, al quartier generale vicino a Milano hanno trovato impiego anche quattro delle sue nipoti, tra l’ufficio legale, marketing e la sicurezza”.

D’altronde la Chiodi è stata un punto di riferimento per Caprotti. I due hanno lavorato insieme 40 anni e poi all’arrivo della pensione la segretaria, diventata ormai super manager, è rimasta vicina all’azienda con un contratto di consulenza. Lei che passava 9 o 10 ore al giorno in ufficio a Esselunga, che lavorava anche il sabato come una vera stakanovista e che, scrive Sara Bennewitz su Repubblica, è rimasta al fianco di Caprotti fino alla fine:

“Quando ho maturato la pensione Bernardo mi ha chiesto di rimanere a lavorare finché c’era lui e io sono rimasta, ma ora senza di lui c’è il vuoto, anche in azienda si sente tanto la sua mancanza. Adesso non so che farò, rimarrò solo se la famiglia mi chiederà di restare ancora per un po'”.

Per la signora Germana, come per altri dipendenti della vecchia squadra, l’Esselunga è stata una scuola, una squadra di appartenenza. Qualcuno racconta che lei aspettasse Caprotti prima di prendere l’ascensore per andare a casa. È così? “Facevo come le commesse, me ne andavo dall’ufficio un secondo dopo che era uscito lui. Caprotti era un genio anche a 80 anni, aveva la capacità di riempire le stanze di trascinare le persone. Mi piaceva stare con lui, ci stavo più tempo possibile, mi impegnavo e cercavo di dargli il più possibile. Gli ho voluto bene e lui ne ha voluto a me”.

E Caprotti che la fedeltà dei suoi dipendenti l’ha sempre premiata, ha scelto solo la Chiodi, tra i 22mila impiegati di Esselunga, per il suo testamento. Del resto il nome della carta punti inventata e introdotta su spinta della figlia Violetta Caprotti, nasce da un’idea della Chiodi che la battezza “fidaty”. “Non solo il nome della fidaty. Sono stata ascoltata, dopo varie discussioni, su tante idee che ho avuto per Esselunga “.