Cronaca Italia

Giancarlo Tulliani, no al dissequestro dei 5 milioni del cognato di Fini e famiglia

Tulliani, no al dissequestro dei 5 milioni della famiglia

Tulliani, no al dissequestro dei beni alla famiglia

ROMA – No al dissequestro di beni per cinque milioni di euro della famiglia Tulliani. Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame di Roma, in merito all’inchiesta in cui è indagato anche l’ex vicepremier Gianfranco Fini, compagno di Elisabetta Tulliani. Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani, rispettivamente suocero, cognato e moglie di Fini, sono accusati a vario titolo dei reati di riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio, che secondo l’accusa sarebbero stati posti in essere dal 2008.

Il sequestro dei beni fu eseguito il 14 febbraio scorso nel quadro degli accertamenti su una presunta attività di riciclaggio riconducibile a Francesco Corallo, il “Re delle slot”. Nell’ambito della stessa inchiesta è stata emessa anche un’ordinanza di arresto, non eseguita, nei confronti di Giancarlo Tulliani, ad oggi latitante a Dubai.

Accompagnato dalla fidanzata Federica il cognato di Fini è stato immortalato dal settimanale Chi mentre si gode il suo “soggiorno dorato” nel Golfo Persico, dove non esiste l’estradizione. Attualmente Tulliani alloggia nel lussuoso grattacielo Burj Khalifa, il più alto del mondo, frequenta i ristoranti più alla moda e i centri commerciali della capitale degli Emirati Arabi Uniti.

Secondo l’accusa Giancarlo e Elisabetta Tulliani, titolari di società offshore, avrebbero messo a disposizione conti correnti per ricevere ingenti somme di denaro collegate a Corallo in un meccanismo di operazioni finanziarie svoltesi tra Italia, Olanda, Antille Olandesi, Principato di Monaco e Santa Lucia. E proprio il rapporto tra Fini e Corallo, secondo l’ipotesi di lavoro della procura, sarebbe alla base del patrimonio dei Tulliani di cinque milioni di euro sequestrato il 14 febbraio scorso.

Un rapporto maturato apparentemente solo dopo un’importante gara, bandita nel 2002, vinta dalla Rti del “Re delle slot” in materia di giochi, ma che per il gip appare singolare. Il dubbio, è detto nell’ordinanza, verte sul fatto che un segretario di partito, quale era Fini, “ignorasse le vicende di un gruppo”, che avrebbe vinto una gara promossa da un governo del quale faceva parte e alla cui preparazione avevano preso parte avvocati vicini ad An ed a uomini vicini allo stesso ex vicepremier.

Solo successivamente sarebbero entrati in ballo i Tulliani, con la costituzione di società off shore da parte di Corallo per la realizzazione di una serie di operazioni immobiliari.

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