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Nassiriya, vedova militare ucciso da uranio: “Non ho soldi”

Stefania Sommella, vedova del veterano di guerra ucciso da un cancro dovuto all'eposizione all'uranio impoverito durante le numerose missioni all'estero, chiede aiuto allo Stato. Mesi dopo la sua morte non ha ancora avuto accesso alla pensione del marito. "Ho una figlia di 14 mesi e un mutuo da pagare".

NAPOLI – “Non ho i soldi per vivere. Aiutatemi ad avere la pensione di mio marito”. E’ l’appello disperato di Stefania Sommella, vedova del primo maresciallo incursore dell’Aeronautica militare, Gianluca Danise. Lui è il veterano di guerra ucciso a dicembre scorso, dopo una lunga agonia, da un cancro alle ossa dovuto all’esposizione all’uranio impoverito nel corso delle numerose missioni all’estero cui ha partecipato. Lo hanno chiamato l’eroe di Nassiriya perché fu lui a ricomporre i corpi dilaniati dei colleghi rimasti vittime nell’attentato del 12 novembre 2003, lavorando a 40 gradi all’ombra pur di restituire i resti alle famiglie. “Ho paura di morire e non poter dare un futuro a mia moglie e mia figlia”, aveva scritto nel suo diario online. “Ho paura di morire prima di aver sistemato la maledetta burocrazia militare e civile”.

Contro quella “maledetta burocrazia” si trova oggi a combattere sua moglie con una bimba di 14 mesi da crescere sola e un mutuo da pagare. Per questo Stefania Sommella ora chiede aiuto allo Stato. Dopo che ha visto suo marito “morire lentamente e per assisterlo ho smesso di lavorare”, vorrebbe solo “poterlo piangere in pace”. “E invece sono costretta ogni giorno a giri burocratici”. Non ce la fa a far quadrare i conti ed è costretta a chiedere l’aiuto dei genitori entrambi pensionati. “Ma nei palazzi del potere – si domanda affranta – sanno cosa significa stare accanto ad una persona nei momenti più acuti della malattia?”.

Il suo appello è rivolto al ministro della Difesa Roberta Pinotti, affinché si occupi del suo caso: “Sono la moglie di un uomo morto ammazzato, ciascuno si prenda le sue responsabilità non solo economiche ma anche morali. Ho una bambina di 14 mesi da crescere, un mutuo da pagare. La pensione di reversibilità mi è indispensabile per vivere. Perché così tanto tempo per una pratica che potrebbe risolversi in un mese?”.

“Non posso più aspettare, ho bisogno di quei soldi per vivere”, prosegue Stefania auspicando che il lavoro della nuova commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito “possa fare luce”. La speranza è “un verdetto definitivo perché noi familiari delle vittime abbiamo il morale a pezzi”. Secondo l’Osservatorio Militare, Gianluca Danise è la 321esima vittima dell’uranio impoverito. Un bilancio che secondo le stime sarebbe salito fino a 326.

Molto “fiducioso” che la Commissione d’inchiesta possa svolgere un buon lavoro è Domenico Leggiero, coordinatore dell’Osservatorio che precisa come ci sia stavolta “la volontà di arrivare a una soluzione definitiva”. Quanto alla condizione di attesa di Stefania Sommella, Leggiero spiega che le lungaggini per sbloccare le pensioni di reversibilità e gli indennizzi, dipendono soprattutto dalla mancata formulazione di un quadro chiaro in materia pensionistica dei militari. “Una volta era l’Inpdap ad occuparsi della previdenza del comparto della Difesa – ricorda Leggiero – e questo significava, in sostanza, tempi più brevi nel disbrigo delle pratiche. Da quando Inpdap è stato assorbito dall’Inps, è stata persa la competenza specifica per rispondere agli aspetti, più o meno complessi, che riguardano la posizione pensionistica di ciascun militare”.

“Se a tutto questo – continua Leggiero – si va ad aggiungere anche la questione dell’uranio impoverito, la situazione si aggrava ancora di più perché abbiamo un’amministrazione della Difesa che tende a rallentare il riconoscimento dello stipendio mensile”, che spetta di diritto ai familiari delle vittime.