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Gianluca Monni, ucciso per un malinteso su Whatsapp

NUORO – Gianluca Monni sarebbe stato ucciso per un malinteso, una poesia mal interpretata dal presunto assassino letta su Whatsapp. E’ quello che scrive Giallo a proposito dell’omicidio del 18enne avvenuto davanti a una fermata del bus lo scorso anno. Leggo riassume la vicenda:

Sono due cugini di 18 e 20 anni e un 25enne i tre uomini arrestati per l’omicidio di Gianluca Monni, il giovane di Orune (Nuoro) ucciso la mattina del 7 maggio 2015 alla fermata dell’autobus che avrebbe dovuto portarlo a scuola. A rivelare la loro identità è Giallo, che spiega anche come il movente, la sete di vendetta legata a una rissa avvenuta circa sei mesi prima, sia stato ulteriormente fomentato da un incredibile malinteso. Per l’omicidio di Gianluca sono stati arrestati Paolo Pinna e il cugino Alberto Cubeddu, mentre il terzo fermato è Antonio Zappareddu. Quest’ultimo è stato arrestato solo per detenzione di armi: secondo gli inquirenti, sarebbe stato lui a fornire a Pinna il fucile a canne mozze utilizzato per uccidere Gianluca.Da circa sei mesi Pinna meditava vendetta nei confronti di Monni: nel dicembre 2014, durante una festa, il giovane, all’epoca minorenne, visibilmente ubriaco, molestò diverse ragazze, tra cui la fidanzata di Gianluca. Ci fu un breve alterco fisico, poi Pinna fu cacciato via dal locale, ma tornò poco dopo con una pistola con cui minacciò Gianluca. Gli amici riuscirono a disarmarlo e lo portarono fuori dal locale, per poi picchiarlo e sputargli addosso. Un incredibile malinteso, relativo a una poesia scritta da un conoscente di entrambi su WhatsApp, fu la benzina sul fuoco che fece passare il minorenne all’azione.

Quei versi, del tutto innocenti, erano un semplice ringraziamento per un aperitivo passato in compagnia, ma Pinna pensò che fosse riferito alla rissa di cinque mesi prima. Si arrivò così al delitto di Gianluca, che Pinna e Cubeddu avrebbero commesso incappucciati e a bordo della Opel di Stefano Masala, il 28enne scomparso la sera prima dell’omicidio e il cui corpo non è mai stato trovato. Gli inquirenti sostengono che i due casi siano direttamente collegati. Molti studenti presenti avrebbero infatti visto due persone a volto coperto girare più volte in pochi minuti davanti alla fermata dell’autobus. Pinna sarebbe sceso dall’auto guidata dal cugino e sarebbe poi fuggito a bordo di una moto fatta riparare da poco. Da valutare, infine, la posizione dei genitori di Pinna: il ragazzo, non sapendo di essere intercettato, pochi giorni dopo l’omicidio si sarebbe confidato con la madre. Inoltre, i coniugi Pinna avrebbero avuto una discussione con la famiglia di Gianluca nel dicembre 2014, pochi giorni dopo la già citata rissa: in quell’occasione la pistola di Pinna fu requisita dagli amici di Gianluca e i genitori avrebbero tentato di farsela restituire. Gli inquirenti non escludono che i genitori abbiano tentato di coprire il figlio, fornendogli più volte falsi alibi.


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