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Giorgio Albertazzi, partigiani contro cittadinanza onoraria: “Era repubblichino”

ROMA – La guerra è finita da 70 anni, ma loro sono ancora lì a dar battaglia. Novantenni che proprio non si arrendono al passare del tempo e dei tempi. Sono i partigiani dell’Anpi, che mai come in questa estate sono stati, in 70 anni, al centro delle cronache. Prima per la battaglia sul referendum, sul quale sono ovviamente schierati sul “no”. E ora anche per una vicenda legata a 70 anni fa.

Il problema è quello della cittadinanza onoraria che il Comune di Volterra ha attribuito a Giorgio Albertazzi, forse il più grande attore italiano di teatro, scomparso nello scorso maggio. Nella cittadina toscana Albertazzi aveva fondato nel 1995 un laboratorio teatrale e nella cittadina aveva recitato tante e tante volte. Lì, poi, fu invitato a festeggiare i suoi 90 anni, quasi come un concittadino.

Conta invece, per l’Anpi (come scrive il quotidiano “Il Giornale”) che Albertazzi sul finire della guerra “fu Repubblichino, fucilatore di partigiani e disertori”, “uno degli artefici dei rastrellamenti sul Monte Grappa dal 20 al 27 settembre 1944″ scrivono i partigiani su Facebook.

Albertazzi non ha mai negato la sua adesione alla Repubblica di Salò: “Andai a Saò come tanti altri ragazzi di quell’epoca e della mia età, consapevole peraltro di schierarmi con chi aveva già perso. Non mi pento di quanto ho fatto, ma non ho mai fucilato nessuno”.

La vedova dell’attore Pia de Tolomei i Lippa ricorda come l’Anpi sia “un istituto culturale pagato dagli italiani e Albertazzi è stato un grande italiano. E’ una speculazione vergognosa verso chi non può più difendersi”.