Cronaca Italia

Giosuè Ruotolo: “Mai chiesto soldi alla madre di Trifone Ragone”

Giosuè Ruotolo: "Mai chiesto soldi alla madre di Trifone Ragone"

Giosuè Ruotolo: “Mai chiesto soldi alla madre di Trifone Ragone”

UDINE – Giosuè Ruotolo nega di aver chiesto alla madre di Trifone Ragone dei soldi per un presunto debito che lo stesso Trifone aveva con lui quando, insieme ad altri commilitoni, andò a fare le condoglianze ai genitori dei due giovani fidanzati uccisi, in un hotel a Pordenone.

“Rispetto il dolore di tutti ma non è una cosa che si è assolutamente verificata. Lo escludo categoricamente”, ha detto l’ex commilitone del giovane ucciso. Era stata la madre di Trifone a riferire la circostanza durante la sua testimonianza in aula. “Assolutamente non ho chiesto soldi alla mamma di Trifone, non aveva debiti con me”, ha risposto Ruotolo al pubblico ministero che l’ha interrogato durante la ventitreesima udienza del processo che si sta celebrando a Udine, udienza interamente dedicata all’esame dell’imputato, cominciato il 31 marzo.

Ruotolo ha poi raccontato alcuni dettagli sulle sue abitudini cambiate dopo l’omicidio della coppia di fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, avvenuto nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone la sera del 17 marzo 2015

“Dopo l’omicidio non sono più andato in palestra perché mia mamma, dopo aver saputo che era avvenuta quella vicenda atroce, mi ha detto di non andarci. Mi sono messo nei suoi panni e ho cambiato palestra”.

Il pm ha chiesto a Ruotolo ulteriori chiarimenti sulla genesi dei messaggi Facebook inviati dal profilo Anonimo Anonimo a Teresa Costanza, spediti tra il 26 giugno e metà luglio. “L’idea – ha detto Ruotolo – era partita da Sergio Romano e Daniele Renna, poco dopo il trasferimento di Trifone. Li trovai che parlavano e dicevano di contattare Teresa per informarla dei tradimenti di Trifone per tutto quello che aveva fatto in casa. Le risposte da dare a Teresa le decidevamo insieme e poi io scrivevo. Di solito erano presenti Renna e Romano, mi ricordo che lui era quasi sempre presente”. E quando il pm gli ha ribadito che Romano era in licenza dal 30 giugno al 3 agosto, ha risposto “allora evidentemente c’era Renna”.

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