Blitz quotidiano
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Giovanni De Paoli indagato. Disse: “Figlio gay lo brucerei”

GENOVA – Rischia di finire a processo per diffamazione aggravata Giovanni De Paoli, il consigliere regionale della Lega Nord in Liguria finito nella bufera per la frase choc, da lui sempre smentita, sui gay. Era il 10 febbraio scorso quando, nel corso di una seduta della commissione famiglia, De Paoli fu udito pronunciare le seguenti parole: “Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno”. Dopo un’inchiesta della presidenza del Consiglio regionale, già sfumata, il consigliere ora è indagato per diffamazione e violazione della Legge Mancino sui crimini d’odio. Il fascicolo aperto dalla Procura di Genova è affidato alla pm Patrizia Petruzziello. L’inchiesta ha avuto origine da un esposto presentato da Aleksandra Matikj, presidente del Comitato per gli immigrati e contro ogni discriminazione di Genova.

“Non sono tranquillo – ha detto il diretto interessato – sono tranquillissimo“. “Adesso però spengo il telefonino, per una settimana non devo parlare con i giornalisti”, ha aggiunto. De Paoli ha sempre smentito quanto contestatogli. La frase incriminata, se mai fu detta, sarebbe stata pronunciata davanti ad altri due genitori, Manrico Polmonari e Stefania Gori. Ma De Paoli, subito subissato dalle polemiche, ha negato: “Non ho detto quella frase ma sono tradizionalista, lo ammetto. Non potrò mai ammettere quelle cose dei figli omosessuali. Dite che ho esagerato? Dico sempre la verità. E’ quello che pensa la gente. La famiglia è un papà e una mamma, un nonno e una nonna. Cosa farei se avessi un figlio omo? Se fosse una malattia lo curerei, ma invece penso sia un vizio e non ci sarebbe nulla per guarirlo”. Per poi confermare che sì, quelle parole erano state dette, ma con l’aggiunta di un avverbio determinante: “Ho detto che se avessi un figlio gay NON lo brucerei nel forno”.

In una nota il gruppo Pd in Regione commenta così la notizia: “Sul caso De Paoli ci asteniamo dal commentare com’è giusto che si faccia quando è in atto un’azione della magistratura. Ci compete invece il giudizio politico di una vicenda inqualificabile che ha gettato discredito sulle istituzioni. Per quanto tempo Toti potrà continuare a reggere nel recitare la parte delle tre scimmiette? Ribadiamo che il presidente del Consiglio regionale Bruzzone deve convocare l’ufficio di presidenza per una censura politica e i relativi provvedimenti conseguenti”