Cronaca Italia

Giro d’Italia, assessore Sardegna Paolo Maninchedda contro Tg1: “Servizio rasenta il razzismo”

Giro d'Italia, assessore Sardegna Paolo Maninchedda contro Tg1: "Servizio rasenta il razzismo"

Giro d’Italia, assessore Sardegna Paolo Maninchedda contro Tg1: “Servizio rasenta il razzismo”

CAGLIARI – Il Giro d’Italia passa dalla Sardegna e tanti sono stati gli sforzi per promuovere l’isola. Un servizio del Tg1 però fa arrabbiare l’assessore regionale Paolo Maninchedda, che accusa i telegiornale di aver “rasentato il razzismo”. Il motivo? Subito dopo aver mandato in onda il servizio sul Giro d’Italia, ne arriva un altro che ne descrive i luoghi, ricordando i fatti di cronaca come il delitto di Orune e sottolineandone la decandenza. Un’associazione alla sua amata Sardegna che non è andata a giù a Maninchedda e così l’assessore regionale ha criticato il Tg1 sia dal suo profilo Facebook che dal suo blog Sardegna e Libertà.

Per l’assessore il servizio del Tg1 infatti ha vanificato un lavoro di promozione durato mesi in appena qualche minuto, dipingendo la Sardegna come una terra di banditi e lasciando spazio più al pregiudizio che alla cronaca. Queste le durissime parole di Maninchedda, un vero e proprio sfogo dell’assessore regionale ai Lavori pubblici condiviso anche dalla Giunta Pigliaru. Tutto inizia il 6 maggio, quando il servizio “incriminato” va in onda alle ore 20 sul canale di Rai1. L’assessore lo guarda e ne rimane deluso, fino a decidere di replicare duramente contro il Tg1 dal suo blog:

“La Sardegna ha fatto uno sforzo enorme per accogliere il Giro d’Italia e trasformarlo in un evento europeo di promozione del territorio. Il lavoro fatto prima da Francesco Morandi e ora da Barbara Argiolas (raro caso di assessori che si alternano e non si annullano reciprocamente, dando corpo alla tanto celebrata e poco praticata continuità amministrativa) ha fatto sì che durante lo svolgimento della gara la complessità estetica della Sardegna emergesse in tutta la sua bellezza. Ebbene ieri il Tg1 delle 20 fa un’operazione non giornalistica ma letteraria che rasenta il razzismo.

Voi, quando il Tg1 parla di Firenze, non sentite il bisogno che vi ricordino i luoghi del Mostro di Firenze, o no? Non sentite il bisogno, quando parla il Papa che, subito dopo qualcuno faccia un servizio per ricordare i preti pedofili, o no? Se il Tg1 parla di Renzi, non sentite il bisogno che un altro servizio ricordi la Banca Etruria. Se un servizio parla di Milano, non sentite il bisogno che il servizio successivo vi ricordi le infiltrazioni mafiose all’Expo?

Quando c’è di mezzo la Sardegna c’è sempre l’italiano standard che fa la facile equazione Barbagia = Banditismo, per cui mentre lo speaker del Tg1 annuncia che subito dopo la cronaca sportiva del Giro ci sarebbe stato un altro servizio sui luoghi del giro, il servizio ‘dei luogi’ li declina nell’immagine del cartello di Orune sforacchiato a pallettoni, nella memoria dell’ultimo delitto di Orune e in una visita a Orgosolo e ai suoi murales, con un’intervista al bibliotecario (bravo a rispondere alla domanda originalissima sul ‘sardo chiuso’ con una battuta intelligente: tutti appaiono chiusi finché non li conosci). Forse il giornalista voleva evocare Cagnetta, ma ha solo evocato una gran figura da cani.

Al giornalista italiota poco importa che io gli ricordi che aveva, a proposito di luoghi, a un tiro di schioppo Su Tempiesu, che a Orgosolo aveva il Supramonte sotto i piedi con alberi, rocce, pozzi, fenomeni endemici e carsici unici al mondo, che a Mamoiada aveva le maschere che evocano una delle pochissime sopravvivenze del mondo pagano antico, che a Nuoro aveva la casa di un premio Nobel per la letteratura, che a Dorgali aveva l’accesso a Tiscali e a Gorroppu, e sotto, lungo la costa, le bellissime spiagge e grotte barbaricine e ogliastrine. Questi e altri sono i luoghi del Giro (tra i quali metterei anche la fierezza dello sguardo di Caterina Murino) di cui il servizio pubblico avrebbe potuto parlare nell’edizione di punta. La Sardegna terra di banditi raccontata a ‘freddo’ nel giro d’Italia è un luogo del pregiudizio non della cronaca, è un luogo della narrazione connotativa non denotativa. In sostanza è la giustapposizione dei contenuti, a produrre l’effetto della distorsione, della deformazione della realtà”.

Per leggere l’intervento di Paolo Maninchedda clicca qui.

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