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Giulia, in coma per un aneurisma, si risveglia dopo 7 anni

TORINO – Dopo sette anni di coma una carezza alla madre: Giulia si è risvegliata così. Adesso ha 27 anni, ma quando le venne l’aneurisma che la rapì alla vita ne aveva 15. Frequentava il secondo anno di liceo scientifico all’Einstein di Torino.

Il pomeriggio del 24 marzo 2004 era sul pullman con alcune amiche, stava andando a trovare la nonna a San Mauro, racconta Pierangelo Sapegno su La Stampa. Ad un certo punto si è accasciata in terra, dicendo di avere un male “terribile” dietro alla testa, sopra il collo.

Venne ricoverata all’ospedale San Giovanni Bosco, e la diagnosi fu di un aneurisma dovuto ad una malformazione congenita al cervello, di cui nessuno sapeva niente. Il primario, dottor Luparello, spiegò ai genitori di Giulia: “Una malformazione così se ne vede una ogni cento anni. Difficile affrontarla”. Decise comunque di operarla. “Ha scommesso su di lei”, dice oggi Maura a La Stampa, “gli dobbiamo molto”.

Quella giornata terribile, però, fu solo l’inizio di un lungo calvario durato dodici anni. Quel giorno, dopo tredici ore di intervento, insieme all’aneurisma le venne tolta anche una parte di cervello. “Adesso dobbiamo arginare questa diga che si è aperta”, le disse il dottor Livigni.

 

Giulia venne messa in coma indotto, ma quando i medici provarono a risvegliarla iniziò una seconda emorragia cerebrale. Venne sottoposta ad una seconda craniotomia. Restò in quell’ospedale per un anno e mezzo. Poi venne portata alla struttura Anni Azzurri di Volpiano, sempre in coma.

Racconta Sapegno:

Maura la veste tutte le mattine, le infila le scarpe, la fa passeggiare, cerca di inventarle una seppur piccola abilità motoria anche con il coma. Le prende una tv, organizza la festa di compleanno per i suoi 18 anni, con un sacco di gente, i festoni e i palloncini che lei guarda inerte dal suo mondo lontano. Fa venire a sue spese una logopedista, una neuropsicologa e un operatore riflessologo che l’aiutano a mantenere il corpo intatto. «Bisogna scommettere sulla persona anche quando è in coma», dice. Lei ha fatto di più. La vita può regalare anche amori così grandi, oltre al dolore. Vende il suo appartamento, perché adesso la sua casa è quella camera lì, con quelle montagne alla finestra che forse saranno finte. Mentre il calvario continua: c’è un batterio che la infetta e bisogna operarla di nuovo. Solo che dopo l’intervento, ritorna. La curano i dottori Ricci e Casarino, e lei li prega: «Per favore, teniamola almeno com’è». Alla fine i medici riescono a levarle il batterio. Poi arriva quella mattina di febbraio. Giulia si risveglia «e la sanità si accorge improvvisamente di noi». Ma bisogna operarla di nuovo: ci sono gli ascessi cerebrali da rimuovere. Lo fa il dottor Federico Griva: «Luparello l’ha salvata, e Griva me l’ha ridata alla vita».

Alla fine, infatti, dopo sette anni di coma Giulia si è svegliata. La prima cosa che ha fatto è stata una carezza a quella madre che aveva fatto tutto per lei.

 

 


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