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Giuliano Soria in coma in ospedale dopo arresto scandalo Grinzane Cavour

TORINO – Giuliano Soria, ex patron del premio letterario Grinzane Cavour arrestato la settimana scorsa, è in rianimazione all’ospedale Giovanni Bosco di Torino. E’ giunto in pronto soccorso in ambulanza. Era stato intubato in carcere in stato di coma per insufficienza respiratoria e attualmente viene ventilato artificialmente. La scorsa settimana Soria era stato condannato in via definitiva a sei anni, otto mesi e 17 giorni per peculato e violenza dalla Corte di Cassazione.

L’ex patron del premio il 13 luglio è stato arrestato dopo la condanna definitiva. Pena che, nel marzo scorso, era stata dimezzata in appello.  Hanno giocato a suo favore la prescrizione di alcuni capi d’accusa ma soprattutto le attenuanti generiche, che il pg Vittorio Corsi ha inutilmente cercato di non fargli concedere. “Io – ha detto – non credo al ritratto di Soria dipinto dalle difese, quello di un superuomo che si è limitato a violare qualche noiosa regoletta per il bene del Piemonte, della cultura e di tutti noi. Lui era soltanto uno che faceva il grandioso con i fondi pubblici”. Corsi ha mostrato scetticismo anche sulle ultime rivelazioni di Soria, che ha parlato di soldi in nero versati a politici, attori e giornalisti: “Sono dichiarazioni incomplete e insoddisfacenti. I conti non tornano. Che abbia pagato qualcuno è possibile, ma con noi può avere gonfiato le cifre per farci dimenticare la provenienza del denaro. Per me quelle cose, dette oggi, valgono zero”.

Fino al 2008, quando deflagrò l’indagine della procura di Torino e della guardia di finanza, Soria aveva portato nel castello di Grinzane Cavour, svettante sulle Langhe piemontesi, i più bei nomi della letteratura italiana e straniera. Organizzava anche un festival del Cinema. E con le sue innumerevoli iniziative in giro per il mondo era diventato il biglietto da visita del Piemonte (e non solo). Convegni, feste, cerimonie, cene di gala: un carrozzone su cui tutti, dai politici ai vip dello spettacolo, erano felici di salire. Il sassolino nell’ingranaggio fu un domestico, un giovanissimo immigrato delle Mauritius che denunciò Soria per maltrattamenti e vessazioni a sfondo (costituito parte civile con l’avvocato Gian Luca Vitale, ha ricevuto un assegno da diecimila euro a titolo di ulteriore risarcimento).

Poi l’inchiesta si allargò a come il patron gestiva il mare delle sovvenzioni pubbliche, in parte erogate dal fratello Angelo, dirigente della Regione Piemonte, nonostante il conflitto di interessi (per lui la pena è 4 anni, 3 mesi e 15 giorni mentre per un terzo imputato, il noto chef Bruno Libralon, è di un anno e 7 mesi).