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Giulio Regeni, appello dei giornalisti europei per la verità

SARAJEVO – Sulla morte di Giulio Regeni non cala il silenzio. Dopo le manifestazioni in Italia e in Europa, ora arriva anche la voce dell’Efj, l’European Federation of Journalists, riunita in questi giorni a Sarajevo per la sua assemblea annuale. La Federazione europea dei sindacati dei giornalisti ha infatti fatto propria la mozione presentata dalla delegazione della Fnsi (la Federazione nazionale della stampa italiana), guidata dal segretario generale Raffaele Lorusso, che chiede ancora e in maniera forte verità e giustizia per il ricercatore friulano sequestrato e ucciso in Egitto lo scorso gennaio.

L’assemblea, dedicata alla libertà di stampa e alla tutela dei diritti e alla lotta al precariato, ha approvato anche un’altra mozione presentata dalla Fnsi sulla grave situazione in Turchia nel campo dei diritti civili e della libertà di informazione. A Sarajevo il sindacato dei giornalisti italiani ha poi chiesto ai colleghi degli altri sindacati europei di costituire un coordinamento che abbia il compito di promuovere incontri con i vertici del Parlamento e della Commissione europea sui temi della libertà di stampa e sulla necessità di assicurare efficaci forme di tutela a tutti i cronisti minacciati.

A questo proposito, la Federazione nazionale della stampa italiana si farà promotrice dell’istituzione di uno sportello europeo di assistenza e tutela dei cronisti minacciati. Come ha spiegato il segretario Lorusso,

“L’approvazione della dichiarazione su Giulio Regeni, proposta dalla Fnsi, dimostra che quella per ottenere verità e giustizia sulla barbara uccisione del ricercatore italiano non è soltanto una battaglia italiana, ma un impegno di tutti i giornalisti europei. Chiedere che si faccia la verità sul caso di Giulio Regeni significa attivarsi presso tutti i governi europei affinché facciano valere il loro peso diplomatico nei confronti dell’Egitto. È un atto dovuto a Giulio, ai suoi familiari e ai tanti, troppi giornalisti che, in Egitto come in altre parti del mondo, scontano con il carcere o con le persecuzioni l’esercizio del diritto-dovere di informare”.

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