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Gorino, cartello del parroco in chiesa: “Tornatevene al Califfato”

A Gorino Ferrarese un cartello in chiesa invita i migranti: “Perché non ve ne andate nel vostro Califfato?”. Ad esporlo non è un qualunque fedele ma il prete di Gorino, Don Paolo Paccagnella, da 25 anni sacerdote della parrocchia della Beata Vergine della Mercede, che forse vuole contendere al barista del paese Paolo Fabbrini il titolo di paladino della comunità contro “l’invasione” dei migranti (12 donne e 8 bambini che avrebbero dovuto essere ospitati in un ostello di proprietà della Provincia, respinti dalle barricate dei gorinesi).

Sul cartello esposto da Don Paolo c’è scritto “Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perché non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq con il santo Califfo El Bagdadi, il quale vive di armi e uccide a tutto spiano coloro che non sono sunniti?». Il cartello è esposto sia all’interno che all’esterno della chiesa e, stando ai commenti della pagina Facebook “Sei di Gorino se…” è lì da almeno un anno.

Sopra il cartello c’è, in grande, la lettera araba N. Spiega lo stesso Don Paolo: “Questa rappresenta la “N” araba e significa “Nazzareno”, termine con cui il Corano indica i seguaci di Gesù di Nazareth. Questo segno è stato posto sulle case dei cristiani del califfato di Iraq, i quali sono stati costretti ad andarsene di casa, sono stati uccisi, costretti a cambiar fede, le donne rese schiave vendute e stuprate e violentate da quelli assassini. Noi siamo “orgogliosamente” dei “Nassarah”.

Don Paolo aveva già fatto discutere quando, commentando le barricate anti-profughi, aveva detto: “Chi sono io per giudicare? Io le barricate non le comprendo, ma alle barricate non si sarebbe dovuto neppure arrivare. Se io vengo a casa sua e le porto dieci persone, la avviso un po’ prima così che lei possa prepararsi, no? […] Ci hanno dipinto come mostri, come razzisti. Le pare giusto?”

«Sono davvero esterrefatto, non ne sapevo nulla. Sono stato avvisato ieri sera della presenza di questo cartello. È stata l’ennesima tegola in testa» ha commentato Diego Viviani il sindaco di Goro (di cui fa parte la frazione di Gorino Ferrarese), deciso ad affrontare il parroco per fargli presente, dopo la rimozione, che «un cartello del genere non trasmette certo un insegnamento di accoglienza degli altri popoli e di fratellanza».

Il sindaco di Goro potrebbe far presente a don Paolo che le 12 migranti che erano destinate all’ostello erano, come molti profughi provenienti dall’Africa subsahariana, cristiane in fuga dalle violenze dei fondamentalisti islamici di Boko Haram. E ai 641 cittadini di Gorino potrebbe spiegare che l’ostello “Amore e Natura” dove erano destinati i migranti è di proprietà della Provincia, la quale lo ha dato in gestione, per ironia della sorte, a una straniera, la serba Sanela Nikolic, (compagna di Paolo Fabbrini).

Il sindaco potrebbe spiegare loro che i 10 stranieri (1 uomo, 9 donne) residenti a Gorino non hanno sconvolto la vita della comunità. Che la zona, come tutto il resto d’Italia e del mondo, non è immune da storie di crimini abietti e impuniti (vedi il caso dei “Pedofili di Goro”), quindi la faccenda della “purezza” contro l’invasione dei “criminali stupratori” non regge. Che, infine, se agli sfollati di Goro e Gorino dopo l’alluvione del Polesine del 1951 fosse stato riservato lo stesso trattamento col quale oggi i loro nipoti omaggiano i migranti, molti di loro non sarebbero neanche nati.

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