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Graziano Stacchio, no processo: “Sparare? Lo rifarei subito”

ROMA – Lo aveva detto già a febbraio, quando ancora rischiava un processo per eccesso di legittima difesa. Lo ha ripetuto ora che tutto è finito, per lui, nel migliore dei modi, con un’archiviazione. Graziano Stacchio, il benzinaio che il 3 gennaio 2015 prese il fucile e sparò, uccidendolo, a un rapinatore armato che stava tentando un colpo in una gioielleria, non sarà processato. Archiviazione ha deciso il giudice nei confronti del benzinaio di Nanto (Vicenza).

Niente eccesso di legittima difesa, il reato che gli fu contestato. Stacchio reagì al fuoco, spararono per primi i banditi e questo è stato probabilmente l’elemento decisivo che ha spinto il pm a chiedere l’archiviazione e il giudice a concederla. Il benzinaio sparò, come ha sempre detto e ripetuto, per difendere una commessa che era intrappolata coi banditi nella gioielleria.

Il punto, però, non è neppure l’archiviazione. Il fatto è che Stacchio è in qualche modo diventato un’icona per chi sostiene il diritto a difendersi da soli e con le armi dai malviventi. E nulla ha fatto per non diventarlo, anzi.

A febbraio, quando ancora era tecnicamente incerto il suo futuro giudiziario, il benzinaio spiegò:

“In quest’anno molti mi hanno chiesto se lo rifarei. E oggi posso dire che si’, lo rifarei immediatamente, perché difendere quella giovane che era intrappolata nella gioielleria lo considero come un dovere. Altrimenti che futuro possiamo consegnare ai nostri figli?”.

Ma soprattutto ammise e dichiarò di aver scelto di voler diventare personaggio, di avere una sorta di “movente politico”:

“mi sono lasciato strumentalizzare da tutti, da destra e da sinistra, al fine di arrivare ad una modifica legislativa. Ma finora nulla è cambiato”.

A distanza di mesi e a pericolo scampato le parole di Stacchio sono sostanzialmente identiche:

“Lo rifarei immediatamente, perché difendere quella giovane intrappolata nella gioielleria lo considero un dovere. Altrimenti che futuro possiamo consegnare ai nostri figli?”

Così La Repubblica spiega la decisione dei giudici di archiviare la sua posizione:

La Procura aveva accertato che effettivamente la sera della rapina all’oreficeria i banditi avevano sparato per uccidere, con raffiche ad altezza d’uomo. Stacchio, per il pm e per il giudice, ha risposto ad una minaccia mortale reagendo con un mezzo proporzionato, cercando però di non colpire parti vitali dei rapinatori. Dei tre colpi sparati dal benzinaio, due erano indirizzati contro la carrozzeria dell’auto dei banditi e uno aveva raggiunto la parte posteriore della coscia di Cassol. Stacchio rifiuta anche oggi la definizione di eroe, ma ammette di essere sempre disposto a mettere a repentaglio la propria vita per difendere quella di chi è in pericolo. Come avvenne, prima dei fatti di Ponte di Nanto, quando si gettò in un fiume per salvare la vittima di un incidente stradale.

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