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Guido Casamonica, maxi sequestro per 4 milioni euro a Roma

ROMA – Ville e auto per un valore di 4 milioni di euro di proprietà di Guido Casamonica sono state sequestrate a Roma dalla Guardia di Finanza il 16 marzo. Casamonica, esponente del clan di nomadi romani, si trova in carcere a Orvieto da novembre 2015, dove deve scontare 20 anni di reclusione per le accuse di rapina aggravata, minaccia grave e lesioni personali aggravate e il tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di sequestro dei suoi beni mobiliari e immobiliari dopo le indagini avviate nel 2014.

Il Messaggero scrive che il provvedimento, eseguito dagli specialisti del Gico (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) , scatta dall’applicazione delle misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza nei confronti di Guido Casamonica, che è accusato anche di favoreggiamento, inosservanza di provvedimenti dell’autorità, violazione alle norme in materia di controllo dell’attività urbanistico/edilizia, associazione a delinquere finalizzata all’usura, evasione dagli arresti domiciliari, danneggiamento a partire dal 1995:

“Il nome di Guido Casamonica – nipote di Errico Casamonica, uno dei primi, insieme al più noto Vittorio, ad aver raggiunto la Capitale proveniente dall’Abruzzo – era balzato agli onori delle cronache già nel marzo 2010, quando è stato tratto in arresto in conseguenza della denuncia presentata da Mehdi Dehnavi, artigiano di origini iraniane, titolare di un’azienda nel settore della lavorazione del marmo, il quale era stato selvaggiamente picchiato dal Casamonica, insieme ad altri soggetti, per aver osato richiedere il giusto compenso per i lavori eseguiti presso una lussuosa villa ubicata in via della Borghesiana (oggetto anch’essa dell’odierno sequestro) e per essersi rifiutato di consegnare, ai suoi aggressori, 10 capitelli in marmo senza essere pagato. Emblematiche le parole utilizzate da Guido Casamonica il 17 febbraio 2010: lo stesso chiamava telefonicamente il denunciante Dehnavi e lo minacciava dicendogli «tu chi sei per parlarmi così, chi ti ha dato il permesso di parlare così con me… pezzo di merda sto venendo lì a prendere la mia roba aspettami».

Nel pomeriggio dello stesso giorno, le minacce si sono effettivamente concretizzate: Guido Casamonica ed un suo socio si sono, infatti, personalmente recati nel laboratorio di marmo ed, oltre a minacciare nuovamente il Dehnavi «tu sai chi siamo noi, se non mi dai i capitelli ti uccidiamo, ti diamo fuoco alle tue dita e poi chiudiamo tutto», lo colpivano con calci e pugni al volto, sulla testa e sulla schiena anche con pezzi di marmo, provocandogli profonde ferite. Il giorno dopo, il commerciante iraniano è stato nuovamente pestato brutalmente dallo stesso Casamonica e da altri tre suoi compagni con bastoni, provocandogli contusioni multiple guaribili in 20 giorni. Il clamore suscitato all’epoca dalla vicenda ha indotto, poche settimane dopo, un ulteriore artigiano del marmo a presentare anch’esso denuncia-querela, per una vicenda analoga, per i quali il committente Casamonica, dopo aver rilasciato un piccolo acconto, ha, con violenza e minaccia, preteso di non pagare il saldo dovuto.

Tali inequivoci episodi delittuosi rappresentano solo un tassello del più ampio quadro d’insieme ricostruito nel corso delle indagini del G.I.C.O., che ha consentito di delineare compiutamente il profilo criminale di Guido Casamonica, soggetto dalla personalità violenta e prevaricatrice, incline a commettere reati, anche gravi – come documentato da indagini di polizia giudiziaria a partire dal 1995 e fino a tutto il 2015 – dedito in maniera esclusiva ad attività illecite di varia natura ed i cui interessi principali si sono sviluppati prevalentemente nel campo della truffa e delle estorsioni.

La verifica della sussistenza della pericolosità sociale del soggetto è stata accompagnata dallo sviluppo di accertamenti patrimoniali, sul conto di persone fisiche e giuridiche, al fine di aggredire i patrimoni illecitamente accumulati. Dalle investigazioni è emerso, infatti, che cospicue somme di denaro, frutto delle illecite attività delinquenziali poste in essere, siano state reimpiegate, nel corso degli anni, sia direttamente che indirettamente mediante investimenti di natura immobiliare, del tutto incongruenti con la capacità contributiva propria e dei familiari conviventi. Tale sproporzione, unita alla qualificata pericolosità sociale, ha quindi permesso di richiedere, ai sensi del dettato normativo del “Codice Antimafia” (D.Lgs. n.159/2011), il sequestro finalizzato alla confisca dell’intero patrimonio al medesimo direttamente o indirettamente riconducibile. Il risultato delle investigazioni eseguite è stato riportato al tribunale di civile e penale di Roma – sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione – che, condividendo l’impianto accusatorio prospettato dalla locale D.D.A., con proprio provvedimento, ha disposto il sequestro di: – quote consortili di 1 consorzio con sede in provincia di Roma; – 24 unità immobiliari (15 fabbricati e 9 terreni), ubicate a Roma e provincia; – 2 autovetture; – rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, per un valore complessivo di stima dei beni sottoposti a sequestro di circa 4 milioni di euro.

Tra i beni sequestrati, assumono particolare rilievo 2 complessi immobiliari, costituiti da una villa su due livelli, con annessa piscina, e da un ulteriore immobile, composto da 14 appartamenti a ridosso della via Casilina, tra via della Borghesiana e via di Rocca Cencia, gran parte dei quali edificati in violazione delle norme edilizie ed i cui lavori di ampliamento sono proseguiti, nel tempo, nonostante fossero intervenute reiterate denunce da parte delle autorità competenti. L’odierna operazione costituisce un’ulteriore prova della costante ed efficace opera di aggressione, da parte della guardia di finanza e della locale direzione distrettuale antimafia, ai patrimoni illecitamente accumulati da esponenti della criminalità organizzata e non. Nel caso di specie, si tratta di un esponente della famiglia Casamonica che, da oltre trent’anni, esplica, attraverso alcuni suoi componenti, dediti alla commissione di reati gravi, una notevole forza di intimidazione sull’area sud-est della capitale, compresa la zona dei Castelli Romani”.


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