Cronaca Italia

Guidonia, testimone: “Poliziotto era sotto tiro, ha sparato per difenderci”

Guidonia, testimone: "Poliziotto era sotto tiro, ha sparato per difenderci"

Guidonia, testimone: “Poliziotto era sotto tiro, ha sparato per difenderci”

ROMA – Ha visto due rapinatore accanirsi contro la loro vittima e Nicola, un poliziotto, ha agito. Ha intimato l’alt della polizia, si è identificato e quando i due rapinatori gli hanno puntato contro l’arma ha fatto fuoco, uccidendone uno e ferendo l’altro. Ora il poliziotto-eroe che è intervenuto nella rapina a Guidonia è indagato per omicidio colposo e per lesioni colpose, ma un testimone di quel lunedì mattina lo scagiona: “Era sotto tiro, ha sparato per difendersi e per aiutare la vittima”.

Valentina Errante e Adelaide Pierucci sul quotidiano Il Messaggero riportano la testimonianza di uno dei passanti che ha assistito alla sparatoria a Guidonia per cui il poliziotto è accusato di aver fatto un uso imprudente nel reagire legittimamente con le armi, ma per il testimone non ci sono dubbi e sostiene che solo così ha potuto salvare la vita dei presenti:

“Ha sparato per difendere la vittima e per difendersi. Sul momento non avevo capito neanche che fosse un poliziotto”.

Tutto ha inizio alle 9 di lunedì 12 giugno, quando due banditi metto a segno una rapina in strada mentre l’agente Nicola, che era fuori servizio, si trova a passare da lì e decide di intervenire:

“La scena, ricostruita dalla procura, è da guerriglia urbana: una Fiat Punto speronata da un Fiorino, due uomini in fuga, col passamontagna sul viso e le armi in pugno. I due banditi avevano appena tramortito, col calcio di una pistola, il proprietario dell’utilitaria per rapinarlo. L’auto sventrata era in mezzo alla strada, la gente affacciata ai balconi dei palazzi guardava incredula.

La vittima della rapina era ancora terrorizzata. È a quel punto che Nicola, il poliziotto delle Fiamme Oro, lottatore di punta, passa con il suo scooter, solo e fuori servizio. Si ritrova davanti a tre possibilità: filare via fingendo di non aver visto nulla, allontanarsi e avvertire i colleghi oppure intervenire subito per sventare la rapina e catturare i banditi. Secondo il testimone, sceglie l’ultima via. Tira fuori la pistola e urla: «Alt, polizia».

Ma il rapinatore l’affronta con quella che solo dopo si rivelerà un’arma giocattolo e allora poliziotto spara, uccidendolo uno dei rapinatori e ferendo gravemente il complice. Tre colpi, un secondo dopo l’altro. Due centrano i banditi all’addome”.

Il testimone della rapina ha espresso solidarietà all’agente, spiegando che chiunque sarebbe scappato e invece Nicola ha avuto il coraggio di intervenire:

“Chiunque sarebbe scappato. Io ero atterrito invece il poliziotto ha avuto coraggio e ha sparato solo quando i rapinatori gli hanno puntato la pistola addosso. C’era un uomo in pericolo e pure lui doveva salvare la pelle. Una volta intervenuto non aveva alternative”.

Ora l’agente si ritrova indagato per l’omicidio colposo di Emanuele Taormina, il rapinatore ucciso, e per lesioni colpose nei confronti di Simone Brunetti, il rapinatore ferito. Vicino al poliziotto anche il capo della polizia Franco Gabrielli e il sindacato Silp Cgil che lo difende:

“Il collega ha agito da manuale. L’indagine è solo un atto dovuto, confidiamo nella magistratura. I poliziotti non hanno bisogno di chi cavalca episodi come questo per lucrare consenso magari, organizzando raccolte fondi senza capire bene a quale scopo”.

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