Cronaca Italia

Gulnara Laktionova: “Non so perché ho ucciso Katerina, ho dormito col suo cadavere”

Gulnara Laktionova: "Non so perché ho ucciso Katerina, ho dormito col suo cadavere"

Gulnara Laktionova: “Non so perché ho ucciso Katerina, ho dormito col suo cadavere”

RIMINI – “Volevo portare via mia figlia con me in Russia, ma poi ho pensato che all’aeroporto avrebbero controllato la valigia e allora l’ho buttata in mare”. “Il perché non lo so”. Alla polizia e al pm Davide Ercolani non ha saputo dare una spiegazione razionale e logica alle sue azioni Gulnara Laktionova, 48 anni, che dopo aver visto la figlia Katerina morire per le conseguenze dell’anoressia l’ha messa in un trolley e l’ha buttata nelle acque del porto canale di Rimini.

Rientrata in Italia prima del previsto, dopo averlo concordato con il difensore di fiducia, Mario Scarpa, Gulnara è arrivata al Marconi di Bologna, prelevata dalla squadra Mobile di Rimini e portata in Procura. In un lungo interrogatorio, tra le lacrime, i “non so perché l’ho fatto”, la donna, badante con regolare permesso di soggiorno, ha ricostruito l’ultimo mese di vita della ragazza, che il 22 febbraio si era recata in Questura per chiedere il permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Mentre Katerina, in un lungo mese di agonia, moriva di fame nel suo letto oramai ridotta ad uno spettro, la mamma continuava a lavorare per le famiglie italiane per cui accudiva le persone anziane, senza far trapelare nulla del proprio dramma. Poi, quando la ragazza è morta, il 10 marzo come ha detto agli inquirenti, la donna è rimasta a vegliarla per lungo tempo, continuando a dormirle al fianco senza realizzare fino in fondo che la figlia non ci fosse più.

Solo il 18 marzo, giorno della partenza di Gulnara per Mosca per la morte della propria madre, si è posto il problema del cadavere della figlia. Alcune telecamere di sorveglianza quel giorno la vedono scendere in strada diverse volte a gettare via la spazzatura, segno che aveva ripulito casa, e poi la riprendono sola scendere con la valigia. Avrebbe fatto tutto da sola, non ci sarebbe alcun complice della badante, che ad un amico italiano avrebbe anche raccontato bugie per nascondere la morte della figlia. Resta quindi l’unica indagata, per morte conseguente ai maltrattamenti e dispersione di cadavere. E’ a piede libero e a disposizione di polizia e magistratura.

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