Blitz quotidiano
powered by aruba

Hai la barba? Hai più possibilità di andare in galera…

ROMA – Hai la barba? Hai più probabilità di finire in galera. Non si tratta di propensione al , non è certo la barba a distinguere un criminale da una persona rispettosa della legga, parliamo di come si potrebbe essere percepiti da un giudice e da una giuria. Uno studio ha infatti dimostrato che una persona con la barba, rispetto a una senza, viene generalmente vista come sospetta.

I ricercatori della Montclair State University hanno fatto un esperimento: hanno chiesto a 63 persone coinvolte in un’indagine come giudici popolari di indicare chi fosse il colpevole tra due foto, in un caso di uno stupro, nell’altro di un incidente domestico. Nel 78% dei casi hanno indicato l’uomo con la barba come lo stupratore.

Un altro esperimento ha coinvolto 371 persone, in questo caso è stato chiesto di disegnare la faccia di un criminale. L’82% ha disegnato un uomo con la barba.

La barba, ultimamente, viene poi sinistramente associata ai miliziani dell’Isis. A Napoli sta diventando una “tendenza” tra i camorristi: lunghe e folte barbe minacciose, tatuaggi con frasi del profeta dell’Islam Maometto. I giovani boss della Camorra fanno di tutto per assomigliare ai jihadisti dell’Isis. Un look che sarebbe scelto come simbolo della loro ferocia, una sorta di “fondamentalismo criminale” che vorrebbe manifestare nell’aspetto anche la sete di sangue. Vicenzo Marino per Vice Italia scrive che i nuovi e giovani boss della camorra si distinguono come i “Barbuti” nel rione Sanità e subiscono il fascino dello Stato Islamico:

“Atrocità, spedizioni punitive, barbe lunghe, frasi con riferimenti alla figura di Maometto – come “Sono l’ultimo prescelto” – sarebbero per molti le prove dell’esistenza di atteggiamenti vicini alla cultura jihadista, vista probabilmente come ‘ideale’ di violenza ed efferatezza. Si tratta di un’inclinazione che non si limiterebbe al gruppo della Sanità, ma che sarebbe uno dei tratti comuni a giovani boss e affiliati, tanto da essere stata stata attribuita anche a Emanuele Sibillo – il boss quasi ventenne della cosiddetta ‘Paranza dei bambini’ di Forcella ucciso con un colpo alla schiena nel luglio scorso – per via della barba che avrebbe ispirato anche travestimenti di Carnevale. “Nel loro immaginario il massimo della ferocia e della mancanza di paura è lo Stato Islamico,” spiegava qualche tempo fa a VICE News Vincenzo Morgese della Comunità Jonathan di Scisciano (Napoli). “Dal punto di vista semantico, è uno dei simboli della lotta contro lo Stato, contro tutto quello che rappresenta l’istituzione, e contro le altretribù”. Per capire se questa presunta attrazione per lo Stato Islamico esiste davvero, quali sono i suoi meccanismi e da dove nasce, abbiamo contattato il professore dell’Università di Salerno Marcello Ravveduto, autore di libri come “Napoli… Serenata calibro 9. Storia e immagini della camorra tra cinema sceneggiata e neomelodici” e componente del Comitato Scientifico della Biblioteca digitale sulla Camorra.


TAG: