Cronaca Italia

Hotel Rigopiano, i superstiti: il poliziotto e la sua famiglia, l’infermiera…

Hotel Rigopiano, i superstiti: il poliziotto e la sua famiglia, l'infermiera...

Hotel Rigopiano, i superstiti: il poliziotto e la sua famiglia, l’infermiera…

FARINDOLA (PESCARA)  –  Sono dieci le persone estratte vive dalle macerie dell‘Hotel Rigopiando di Farindola (Pescara), dopo oltre 40 ore sotto la neve. Tre dei superstiti sono marchigiani, come ha spiegato il sindaco di Osimo (Ancona), Simone Pungaloni: si tratta di Domenico Di Michelangelo, 41 anni, di Chieti, poliziotto in servizio a Osimo, la moglie Marina Serraiocco, 37 anni, di Popoli, e del loro bambino di 7 anni. Estratti vivi anche la moglie e il figlio di Giampiero Parete, lo chef scampato alla valanga perché uscito a prendere una medicina in auto. La donna, Adriana Vranceanu, infermiera di 43 anni, e il figlio sono sopravvissuti anche perché sono riusciti ad accendere un fuoco. Fuori pericolo anche un altro bambino.

“Abbiamo la speranza di trovare altri vivi. Potrebbero esserci altre sacche d’aria”, ha spiegato il vice brigadiere della Finanza, Marco Bini, spiegando che dal “varco che ci siamo creati ci spostiamo all’interno dell‘albergo Rigopiano, ma è molto difficile andare avanti perché pericoloso”.

Secondo Mario Balzanelli, presidente della Socità sistema 118, gli eventuali superstiti al disastro che ha colpito l’Hotel Rigopiano potrebbero resistere, in assenza di traumi gravi, anche 4-5 giorni, di più se hanno accesso a liquidi da bere. “Questo è possibile perché in questi casi si creano delle compartimentazioni d’aria, degli spazi ristretti che comunque garantiscono la respirazione. Invece se ci sono dei traumi gravi o delle malattie pregresse, cardiache o respiratorie, le chance ovviamente diminuiscono”, sottolinea Balzanelli.

Nel caso delle persone trovate questa mattina può aver influito anche il non essere da sole. “Un elemento fondamentale è la capacità di resistenza mentale, che si rinforza fortemente quando ci si sente supportati dalla vicinanza e dalla condivisione del momento drammatico”.

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