Blitz quotidiano
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Carcerati malati di mente, pericolosi ma liberi

ROMA – Malati di mente pericolosi, che in carcere non possono stare per disturbi psichiatrici ma per i quali l’alternativa di fatto non c’è. E quindi restano liberi. Sono le persone per legge non imputabili per incapacità di intendere e volere ma che si sono macchiate di reati come stalking, violenze, maltrattamenti, lesioni. Per loro la legge, dal 2015, prevede il collocamento nei “Rems”, ovvero le residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza, che a loro volta sostituiscono i vecchi Opg, ospedali psichiatrici giudiziari. Peccato che questi Rems non siano pronti, e i malati psichiatrici siano lasciati, di fatto, liberi: al 31 dicembre scorso erano 98 persone. Ne parla Il Corriere della Sera:

È una lista d’attesa di cui nessuno parla, quella delle persone con disturbi psichiatrici tali da farle ritenere «non imputabili» ma nel contempo «socialmente pericolose», per le quali la legge non ammette la custodia in carcere o i domiciliari in ospedale, ma «misure di sicurezza detentive» eseguibili unicamente nelle «Rems-Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza»: strutture sanitarie delle Regioni, che in base alle leggi del 2012 e 2014 devono in teoria sostituire i 6 vecchi Opg-Ospedali psichiatrici giudiziari (ex Ministero della Giustizia) chiusi il 31 marzo 2015 dopo 2 proroghe. In teoria: perché, invece, in pratica spesso le Rems, disattendendo l’ordine dei pm, non accolgono le persone inviate in misura di sicurezza provvisoria, ma adducono di non avere più disponibilità (come Castiglione delle Stiviere che dichiara di aver già in carico 220 pazienti contro 160 posti teorici), e indicano a distanza di settimane la data alla quale ipotizzano di poter forse «programmare» un posto libero (tipo il 10 maggio per misure di metà aprile).

E intanto, nell’attesa del posto Rems, restano nel limbo della libertà queste persone non processabili di solito per lesioni, maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza o tentati omicidi, valutate pericolose dagli psichiatri negli atti, spesso dipendenti da droghe o alcol, prive di famiglia e lavoro e casa che possano contenerne la patologia psichiatrica, e del tutto indisponibili ad accettare di sottoporsi a cure: un limbo nel quale al 31 dicembre 2015 permanevano almeno 98 persone. Alle quali sommare la cifra invece oscura dei non imputabili che, trovandosi in carcere quando sono nel contempo scarcerati e sottoposti a misura di sicurezza in Rems, ma non venendo poi presi in carico dalle Rems prive di posto, nell’attesa restano in carcere senza titolo (70 casi la stima l’anno scorso in Italia, l’ultimo nell’infermeria di San Vittore da 8 giorni).


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