Cronaca Italia

Igor, perchè non lo trovano? Un “fantasma” nelle paludi della rocambolesca fuga di Garibaldi dagli austriaci

Igor, perchè non lo trovano? Un "fantasma" nelle paludi della rocambolesca fuga di Garibaldi dagli austriaci

Igor, perchè non lo trovano? Un “fantasma” nelle paludi della rocambolesca fuga di Garibaldi dagli austriaci

ROMA – Igor, perché non lo trovano? Un “fantasma” nelle paludi della rocambolesca fuga di Garibaldi dagli austriaci. Perché la gigantesca caccia a Igor il russo o Ezechiele il serbo, lo spietato killer in fuga armato ma ferito, non dà i suoi frutti? Come fa un solo uomo a dare scacco a un esercito di inseguitori? Certo va considerato il profilo del ricercato: un fantasma secondo documenti sempre al limite del falso, ma spietatezza e sangue freddo dimostrati nelle rapine e nei fortuiti drammatici avvistamenti recenti giustificherebbero le suggestioni che lo dipingono come un reduce delle guerre balcaniche.

Un fantasma si è poi allenato a diventarlo frequentando da anni le campagne affogate nella nebbia, gli alti canneti a delimitare i canali, eleggendo a sua dimora personale i casolari abbandonati, i ruderi isolati: questo era il suo rifugio, questo è il perimetro di terra e acqua dove si sente al sicuro spostandosi ogni notte. Parliamo di un’area non più grande di un cerchio con un raggio di 15 km nelle paludi a cavallo tra le province di Bologna e Ferrara che circondano l’oasi naturalistica di Marmorta. 800 militari impegnati, 150 militari per ogni turno, elicotteri che perlustrano anche di notte, visori a raggi infrarossi, cani molecolari, i paracadutisti del Tuscania, 24 unità dei gruppi di intervento speciale…

San raffaele

Igor è sparito nel nulla, ogni giorno gli uomini che lo braccano devono cominciare da capo e ripassare al setaccio ogni cascina, ogni casolare, perché lui si sposta, sembra una biscia imprendibile. E’ lì, ma non si vede. Perché il delta del Po è un nascondiglio naturale a cielo aperto. Qui i partigiani osavano agguati temerari contro le truppe naziste impantanate tra i canali: chi abbia visto il capolavoro neorealista Paisà di Rossellini conosce l’aria spessa, la coltre umida che avvolge ogni cosa.

Qui, verso Comacchio, avvenne la rocambolesca fuga, la mitica “trafila” di Giuseppe Garibaldi in precipitosa ritirata dopo la fine della repubblica romana: intercettato dagli austriaci riuscì a far perdere le tracce in questo indistinto territorio dove l’acqua contende alla terra il suo dominio.

Garibaldi, “Leggero” e Anita ormai agonizzante, riusciti a sfuggire alle navi austriache e a sbarcare non lontano da Magnavacca, in una delle isole della laguna di Comacchio, vennero aiutati da Nino Bonnet, ufficiale della guardia civica di Comacchio, che riuscì ad organizzare la fuga tra le valli. Il 4 agosto, però, a Mandriole, nella cascina del marchese Guiccioli condotta dai fratelli Ravaglia, Anita Garibaldi muore. Il nizzardo e “Leggero” continuarono la marcia tra boschi e acquitrini – la sera del 6 agosto arrivarono al capanno di caccia del Pontaccio, ancora oggi visitabile – e aiutati dalla rete dei democratici i due superstiti varcarono il confine dello Stato pontificio nella notte tra il 15 e il 16 agosto. (www.150anni.it)

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