Cronaca Italia

Il diritto all’oblio non vale se…Cassazione e Garante fissano i limiti

Il diritto all'oblio non vale se...Cassazione e Garante fissano i limiti

Il diritto all’oblio non vale se…Cassazione e Garante fissano i limiti

ROMA – Il diritto all’oblio non è assoluto, ci sono dei limiti. La Corte di Cassazione li ha definiti, confermando le linee guida del Garante della Privacy. I limiti sono nel diritto di cronaca e nel diritto dei cittadini di conoscere e sapere che è il presupposto del diritto di cronaca.

Ha affermato la Corte:
“Il “diritto all’oblio” sulle proprie vicende personali, che fa capo ad ogni persona, si deve confrontare, invero, col diritto della collettività ad essere informata e aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione dei propri convincimenti, anche quando da essa derivi discredito alla persona che è titolare di quel diritto”.
La sentenza respinge le richieste del pretendente al Trono d’ Italia, Vittorio Emanuele di Savoia. Il principe aveva querelato Maurizio Crosetti, giornalista di Repubblica e il direttore del giornale, Ezio Mauro, per un riferimento a un fatto di sangue del 1978,in cui Vittorio Emanuele era stato definito da Crosetti “quello che usò con disinvoltura il fucile all’isola di Cavallo, uccidendo un uomo”.
Sono passati 39 anni da quel giorno, 26 anni dalla sentenza di un tribunale francese che assolse Savoia dalla accusa di omicidio volontario, 11 anni da quando il principe, arrestato (e poi assolto e indennizzato) veniva intercettato mentre si vantava con i compagni di cella di avere “fregato” i giudici francesi. Tanto tempo è passato, ma per la Corte di Cassazione non basta perché non se ne debba parlar più, quanto meno sui giornali.
Il Garante, pronunciandosi su un caso di minore notorietà e rilevanza (Vittorio Emanuele è figlio dell’ultimo re d’ Italia), ha enunciato gli stessi principi:
– gli anni trascorsi sono condizione necessaria ma non sufficiente, perché
– nonostante il decorso del tempo dall’accadimento dei fatti, sussiste il preponderante interesse pubblico al reperimento di notizie relative a reati particolarmente gravi, […] atteso anche l’attuale interesse dei mezzi di comunicazione di massa e dell’opinione pubblica verso tutti i reati […] che rende le notizie […] ancora attuali;
– anche in base alle Linee Guida adottate il 26 novembre 2014, dal Gruppo di lavoro “Articolo 29” (WP 225), il c.d. diritto all’oblio non sussisterebbe rispetto a “reati più gravi”; e questo, nel caso specifico esaminato dal Garante, vale “nonostante la pena […] sia stata interamente condonata per effetto dell’indulto.
La vicenda che vide protagonista il principe Savoia risale alla notte del 18 agosto 1978, teatro il mare dell’Isola di Cavallo, in Corsica. Vittorio Emanuele era sulla sua barca, litigò con un vicino, prese il fucile e sparò. Probabilmente fu un colpo in aria, per intimorire il contendente. L’altro cercò di immobilizzarlo. Dalla carabina del principe partì un colpo. Secondo un libro di Birgit Hamer, sorella della vittima, nel mirino c’era un obiettivo ma il proiettile entrò in una barca vicina e ferì uno studente tedesco di appena 19 anni, Dirk Jeerd Hamer, che stava dormendo. Hamer, ricoverato nell’ospedale di Heiderberg, morì dopo quattro mesi di agonia. Per quel libro, il principe querelò Birgit Hamer, che venne assolta. Da quella assoluzione è nata una denuncia per calunnia a carico di Vittorio Emanuele, che sarà processato prossimamente.
Ci fu un processo, a Parigi (Cavallo è territorio francese), per omicidio volontario. Vittorio Emanuele, per il quale il pg aveva  chiesto  5 anni e sei mesi, viene assolto e condannato a 6 mesi per porto abusivo d’arma. Non fece nemmeno un giorno di galera perché, come egli stesso si vantò in cella a Potenza,  “c’era un’amnistia, non l’hanno neanche scritto! Sono uscito! Ero sicuro di vincere, ero più che sicuro”… “anche se io avevo torto … torto…”…“Devo dire che li ho fregati…C’è un video che lo immortala ripubblicato in fondo all’articolo:
“Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era (parola incomprensibile, ndr) steso, passando attraverso la carlinga”. Il proiettile era una “pallottola trenta zero tre”.
La sentenza della Corte d’Assise di Parigi, è stata oggetto di commento e giudizio da parte dalla magistratura italiana.
C’è una decisione di un giudice civile di Piacenza, secondo il quale quella “sentenza straniera non è riconoscibile nel nostro ordinamento giuridico, essendo priva di motivazione e, di conseguenza, non rileva quale accertamento dei fatti accertati”. Vittorio Emanuele si era rivolto al Tribunale, chiedendo i danni a un giornale perché aveva pubblicato la lettera di un lettore che, nel manifestare la propria contrarietà al rientro in Italia dei Savoia, asseriva  che uno dei reali “sparò ed uccise un giovane”.
Ben altre colpe in realtà hanno i Savoia: il colpo di Stato che mandò Mussolini al Governo e soprattutto avere mandato a morire 300 mila soldati italiani nella seconda guerra mondiale, attirando morte e distruzione sull’ Italia, specie al Nord, con altre 138 mila vittime. Nella sua sentenza del 3 agosto 2017, la Corte di Cassazione commenta:
“Gli elementi indiziari utilizzati in sentenza (gli accertamenti svolti dalla gendarmeria francese, la soluzione data al caso dalla Corte parigina e le intercettazioni effettuate nel carcere di Potenza) costituiscono – effettivamente – un compendio indiziario più che sufficiente a suffragare l’opinione che Savoia sia stato assolto dal reato di omicidio volontario, ma non che sia stata esclusa ogni sua responsabilità nel tragico evento di cui si discute; evento di cui egli porta, invece, un carico di responsabilità. Il giudice d’appello è partito dalla constatazione, non smentita dalla difesa, che all’isola di Cavallo furono esplosi – nel corso di un tafferuglio (o litigio) cui partecipò l’odierno ricorrente – colpi di pistola e di fucile, uno dei quali raggiunse Dirk Hamer; ed ha ritenuto pacifico che alcuni colpi furono esplosi da Savoia, il quale fu condannato, in conseguenza, per detenzione e porto abusivo di una carabina (pag. 3). La sentenza impugnata insiste pure sul fatto che la Corte parigina ha escluso un “atto volontario” e che nulla dice in ordine agli ulteriori profili di responsabilità ravvisabili nella partecipazione di Savoia alla vicenda di cui si discute (pag. 4). Prendendo poi in considerazione le intercettazioni effettuata nel carcere di Potenza, i giudici d’appello hanno dedotto che, nell’occasione, Savoia confessò di aver sparato più di un colpo di fucile e che uno di essi raggiunse Dirk Hamer, dopo aver attraversato la carena dell’imbarcazione in cui si trovava il malcapitato, oltre a vantarsi di aver “fregato” i giudici francesi”.
Nota la sentenza che assolve Crosetti e Mauro che
“Savoia si è ben guardato dal produrre la sentenza dell’Autorità giudiziaria francese e si è ben guardato dal “confortare la tesi della propria estraneità al fatto”, presentandosi a dibattimento e testimoniando (sotto giuramento) su di esso”.
E ancora:
“Il fatto che sia stato escluso, nella sede propria, un diretto coinvolgimento – rilevante dal punto di vista penale – di Savoia nella morte del giovane (perché non fu accertato, dai giudici competenti, se Hamer fu raggiunto da un colpo esploso volontariamente dall’imputato) non significa, però, che il ricorrente sia esente da responsabilità sotto ogni altro profilo, giacché assume pur sempre rilievo, sotto il profilo civilistico ed anche sotto quello etico, il fatto che la morte di Dirk Hamer avvenne nel corso di una sparatoria a cui partecipò Savoia, al di fuori di ogni ipotesi di legittima difesa. Pertanto, se la conclusione – nel 1991 – della vicenda giudiziaria, iniziata con l’accusa di omicidio volontario, non consentì alle autorità francesi di muovere contestazioni ad altro titolo (non è dato sapere se per il principio del ne bis in idem, valevole in ambito europeo, o per lo spirare dei termini prescrizionali, oppure per l’irrilevanza penale della condotta), non per questo risulta illegittimo – e quindi diffamatorio – ogni collegamento del ricorrente all’evento di cui si discute, dal momento che questo collegamento è pacifico nella sua materialità; quindi, costituisce espressione di opinione critica – certamente legittima, perché sganciata dai rigidi criteri di legittimazione della cronaca – ciò che è scritto nell’articolo incriminato, ove s’era voluto rimarcare che la partecipazione di Savoia alle celebrazioni per la riapertura della reggia di Venaria era, stanti i trascorsi del personaggio, quantomeno inopportuna”.
Il video che incastra Vittorio Emanuele di Savoia:
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