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Il funerale di Bernardino Caprotti: “Il mio loculo è il II° a sinistra, appena sotto i miei nonni”

Funerale e sepoltura di Bernardino Caprotti, tutto da lui minuziosamente programmato nel suo testamento. Nel testamento di Bernardo Caprotti, di cui si può leggere qui il testo integrale, si impongono tre passi che più di tante celebrazioni danno un’idea della capacità di attenzione al dettaglio, nel grande disegno generale, caratteristica dei pionieri come Caprotti, doti che hanno contribuito a fare grande Esselunga: il funerale, la successione aziendale, la polemica con una pinacoteca di Milano.

Per il funerale e la sepoltura, Bernardo Caprotti ha dettato al notaio queste parole:

“Per le mie esequie dispongo quanto segue: 1) spero di morire in questa casa. 2) il Santuario San Giuseppe mi attende; è a 300 metri. 3) il mattino, il più presto possibile, onde non disturbare il prossimo. 4) dal Santuario XXX il carro vada direttamente al Cimitero di Albiate; il mio loculo è il II° a sinistra, appena sotto i miei nonni. 5) niente annunci; sarebbero paginate di fornitori, cortigiani, etc. 6) la cappella del cimitero è perfettamente restaurata ed i cipressi del cimitero cambiati nuovamente; per tre anni ho assunto col Comune di Albiate l’impegno della loro cura o sostituzione. Giuliana è informata, il Dottor Arcari di Esselunga gestisce. Occorrerà ricordarsi di lui. Grazie”.

 

Per le prospettive il futuro di Esselunga:

“Sto dotando l’azienda di un management di alta qualità. È diventata «attrattiva». Con Tornatore lo è divenuta di più. Però è a rischio. È troppo pesante condurla, pesantissimo «possederla», questo Paese cattolico non tollera il successo. Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale. Ahold sarebbe ideale. Mercadona no. Attenzione: privata, italiana, soggetta ad attacchi, può diventare Coop. Questo non deve succedere”.

Il suo possibile Leonardo scatena il carattere permalosissimo:

“Avendo donato alla Pinacoteca Ambrosiana un dipinto di scuola leonardesca di possibile grande interesse ed ingente valore, ed avendo da ciò ottenuto una esperienza molto negativa, fino al dileggio da parte degli studiosi ed esperti dell’istituzione medesima, segnatamente, Monsignor Buzzi e tale Marani, cancello le donazioni previste alla Galleria di Arte Moderna della città di Milano. Lascio al Museo del Louvre, Parigi, l’olio di Manet (Manet d’après Titien) «La Vergine col coniglio bianco », con l’onere che venga esposto accanto al Tiziano originale. In considerazione di quanto ho subito in questi ultimi anni dai miei figli Giuseppe e Violetta, destino mobili, quadri, arredi, suppellettili, libri, ogni mio ricordo ed oggetto personale congiuntamente a Marina e Giuliana, fatto salvo quanto segue. A mio nipote Tommaso: piccolo acquerello del Duomo di Milano, appartenuto al Vescovo Peter Caprotti; Desportes A. F. «Natura morta con argenti» cm 121,30 x 90,50; Juan de Arellano «Natura morta con fiori» cm 83,50 x 102,00; Cantarini S. «Madonna con Bambino» cm 127,80 x 96,30; Desportes A. F. «Natura morta (caccia) con pesche ecc.» cm 65,60 x 82,20. A mia nipote Margherita: Verbruggen G. P. «Vaso di fiori in una nicchia» cm 51,50 x 46,30; De Coninck A. «Natura morta con crostacei e frutta su tavolo drappeggiato » cm 132,30 x 170,30; Vincenzino «Natura morta di fiori e vasi» cm 101,60 x 140,00. A mio nipote Giovanni: Robert H. «Rovine romane» cm 37,50 x 27,20; Robert H. «Rovine romane con lavandaie» cm 76,60 x 93,10; Cignaroli V. A. «Paesaggio fluviale » cm 85,50 x 101,50; Cignaroli V. A. «Paesaggio fluviale»(coppia) cm 85,50 x 101,50. Lascio come mio particolare ricordo ad Andrea Caprotti il Caran d’Ache – «Etudes d’ombres»-, che apparteneva a mio nonno Georges Maire”.