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Il mistero della gattara del cimitero di Trieste: fu un malore? O un maniaco? O…

Il mistero della gattara morta al cimitero di Trieste dura da una settimana e non è stato ancora risolto: è stata uccisa fra le tombre del cimitero di Sant’Anna mentre, come ogni sera, distribuiva da due capienti borse cibo ai gatti che popolano il camposanto e che la aspettavano ogni sera a quell’ora vicino al cancello, o si è sentita male e, cadendo su un pezzo di marmo, si è procurata i segni in viso che fanno temere il peggio?

C’è chi ricorda che, alcune settimane prima di morire, Pina la gattara aveva avuto un malore e era caduta nel cimitero, dove si recava anche per deporre fiori sulle tombre dei suoi cari defunti, al campo 36.

Unica cosa certa è che Giuseppina Pina De Faveri vedova Nappi, di 85 anni, piccola di statura e esile fisicamente, dolce come natura, la gattara del cimitero, è morta in conseguenza di un violento trauma al volto. Il suo cadavere era, coperto da una pianta e non lontano dalla lastra di una tomba, vicino a un angolo, riverso nel fango, per metà in una pozzanghera.

Ancora però non si conoscono i risultati della autopsia e degli altri esami affidati al medico legale Paolo Peruzzo dal pm Pietro Montrone. Il magistrato che cura l’inchiesta vuole vederci chiaro.

Giuseppina De Faveri è stata trovata morta riversa sul terreno vicino a una tomba, con la faccia all’ingiù, in un sentierino che costeggia il campo che si trova sulla destra a pochi metri dall’ingresso principale di Sant’Anna, come spiega con cura dei dettagli il Piccolo, il quotidiano di Trieste e sembra l’inizio di un giallo di S.S. Van Dine:

“L’hanno trovata attorno alle 8 di lunedì 3 ottobre, ma la notizia è trapelata solo [giovedì 14] dal fitto riserbo della Procura. Il mistero ruota attorno alle estese tumefazioni sul volto di Giuseppina De Faveri. Lesioni che non riescono ad essere spiegate come le conseguenze di un semplice trauma da caduta da un’altezza di un metro e mezzo. Tumefazioni – troppo estese, troppo profonde -, che per il pm Pietro Montrone, il magistrato titolare del fascicolo, potrebbero appunto essere non compatibili con la semplice caduta della donna”

nel vialetto del cimitero di Sant’Anna. Potrebbero significare per Pina, così era conosciuta, anche una morte non accidentale;

“Nessuno al momento tra gli investigatori parla espressamente dell’ipotesi di possibile omicidio. Ma il significato di fronte a tanta cautela non può essere che questo”.

Per ora queste sono dunque solo ipotesi. Confermate da altre lesioni sul corpo e anche sul capo della donna.

Delitto o incidente, la morte di Giuseppina Del Favero non sembra avere avuto testimoni. Pina la gattara è entrata nel cimitero, per poi girare a destra nel primo vialetto, attorno alle 18 di domenica 2 ottobre come tutti i giorni, mezz’ora prima della chiusura:

“La conoscevano tutti, i guardiani, gli addetti e le fioraie. Ma dal Sant’Anna quella sera non è uscita. A trovarla con il volto rivolto verso il basso è stato, subito dopo l’apertura dei cancelli al mattino di lunedì, un guardiano del cimitero dipendente dell’AcegasApsAmga. L’uomo era andato a fare il solito giro lungo i vialetti del camposanto per controllare l’intera area e ha fatto la macabra scoperta”.

Ora i gatti del cimitero sono accuditi da altre due signore, che già integravano durante la giornata le distribuzioni della Pina ma ora si muovono in coppia. La paura serpeggia e anche le fioriste che offrono i fuori dai loro chioschi vicino all’ingresso cercano di non restare mai sole.

C’è chi parla di un maniaco:

“Quando vado a mettere i fiori sulle tombe, mi guardo sempre a destra e sinistra. Le nostre clienti ci raccontano che a volte qualcuno si ferma a fissarle e magari poi le segue fino al bus. Non gira sempre gente tutta giusta qui intorno”,

ha riferito al Piccolo una fioraia di nome Corinna.