Cronaca Italia

Il più grande esperto di squali al mondo? Un italiano

Il più grande esperto di squali al mondo? Un italiano

Il più grande esperto di squali al mondo? Un italiano

Il più grande esperto di squali al mondo? Un italiano.

Quanti articoli e interviste avete letto di importanti uomini di scienza italiani, ricercatori, che non lavorano in Patria, che sono stati costretti ad abbandonare il Bel Paese e che sono andati a portare lustro ad altre nazioni? Beh oggi vi vogliamo raccontare un’altra storia, una storia che riguarda chi in Italia c’è rimasto. Oggi intervistiamo Alessandro De Maddalena, un ricercatore, scrittore, illustratore e fotografo naturalista, tra i maggiori esperti di squali del mondo, autore di 19 libri ed oltre 100 articoli pubblicati in 17 Nazioni, ed organizzatore di spedizioni/corsi di biologia degli squali in Sudafrica ed Australia.

Cosa ti ha portato a scrivere ben 19 libri sugli squali?
Ho sempre amato i libri, e l’idea di poterli produrre, e di poterlo fare bene, mi dà un immenso piacere. Non solo scrivere il testo, ma la ricerca che sta dietro alla stesura, e poi la preparazione delle illustrazioni, del materiale fotografico. Preparare un libro dall’inizio alla fine, curarlo in ogni suo aspetto, è un po’ creare. Considero i miei libri un po’ come dei figli. La gestazione è talora molto lunga, ma il parto in questo caso, a volte è ancora più lungo! Difficile oggi trovare editori in grado di comprendere il valore delle opere scientifiche ed in grado di valorizzarle e commerciarle come meritano.

E’ per questo che per il tuo ultimo libro pubblicato, sugli squali bianchi del Sudafrica, hai scelto la via dell’auto-pubblicazione?
Sì, esatto. Per la prima volta, dopo molti anni che accarezzavo l’idea, per quest’opera speciale ho deciso di valeva la pena correre qualche rischio. Si tratta del mio primo libro interamente fotografico. L’unico testo è rappresentato dalle didascalie che accompagnano le immagini. Si tratta di una selezione delle cento foto più belle e spettacolari che ho potuto scattare in questi primi quattro anni di spedizioni per l’osservazione degli squali bianchi in Sudafrica che ho realizzato in collaborazione con Apex Shark Expeditions. Sono immagini alle quali sono molto affezionato. Sono felice che il prodotto finale sia veramente splendido. Ho avuto modo di presentare il volume in anteprima durante il mio recente tour di conferenze in Europa, e devo dire che il successo ha superato le mie aspettative.

Hai in programmazione nuove conferenze?
Sì, molte nuove date del mio tour “Gli squali bianchi del Sudafrica” sono in via di definizione in questo momento. L’ultima è stata poche settimane fa al Museo Oceanografico di Monaco, e continuerò con Ajaccio, Parigi, Budapest, Marsiglia, Montpellier, Bruxelles, Paderno Dugnano, Milano e molte altre ancora. A tutt’oggi il tour ha avuto 42 date in tutta Europa con un’affluenza complessiva di oltre 4000 persone. Nulla di queste proporzioni era mai stato fatto prima. E non ho intenzione di fermarmi. La risposta del pubblico è eccezionale. E’ la prova che un evento di elevato spessore scientifico come questo può essere portato ovunque e apprezzato da ogni tipo di pubblico. L’informazione che la maggior parte dei media dà in pasto al pubblico è di una qualità così bassa che per chi si occupa realmente dello studio di questi animali è un dovere uscire in pubblico e spiegare come stiano effettivamente le cose.

Hai accennato alle spedizioni per l’osservazione degli squali bianchi in Sudafrica che hai realizzato a partire dal 2000. Di cosa si tratta esattamente?
Vedi, non ero interessato al discorso del turismo con gli squali. Non che abbia nulla contro le attività turistiche, anzi, se ben condotte e regolamentate sono fondamentali per far comprendere quanto siano più utili gli animali selvatici vivi piuttosto che morti, anche semplicemente da un punto di vista economico. Ma non era un discorso turistico ciò che m’interessava. Volevo creare un esperienza educativa. L’esperienza più bella, intensa, ed educativa con gli squali bianchi che esistesse al mondo. Ed è esattamente questo che abbiamo realizzato con Chris e Monique Fallows, proprietari di Apex Shark Expeditions, una delle due migliori compagnie che vi siano al mondo per l’osservazione degli squali. Le spedizioni sono sempre effettuate in modo totalmente rispettoso degli animali e del loro ambiente, mettendo in primo piano la sicurezza dei partecipanti, con corsi di altissimo livello scientifico ma accessibili a tutti, nel luogo migliore, ossia la False Bay, che è il principale territorio di caccia degli squali bianchi, e nei periodi dell’anno più idonei. Tutti possono entrare in acqua con gli animali, non occorre brevetto sub. Le cose che vediamo nello spazio di sette giorni di spedizione vanno al di là dell’immaginazione. La False Bay è un vero e proprio paradiso naturale. Vedere gli squali bianchi cacciare le otarie alle prime luci dell’alba, vederli saltare completamente fuori dall’acqua con la loro mole impressionante, osservarli mentre vengono a fissare i loro occhi nei tuoi mentre sei in gabbia nel loro elemento… Non esistono parole per descrivere che cosa si provi in questi momenti. Ed ogni spedizione è diversa l’una dall’altra. La soddisfazione più grande è vedere che tante persone che prendono parte a queste avventure in un altro mondo, fanno ritorno a una nuova spedizione non appena ne hanno la possibilità.

Ma quest’anno porterai la formula della spedizione / corso anche in Australia, perché?
Anche in Australia ho scelto di lavorare con l’operatore migliore, ossia Rodney Fox Shark Expeditions, l’inventore delle immersioni in gabbia con gli squali bianchi… il primo operatore al mondo per questo tipo di attività. Era da tempo che volevo lavorare con lui. Andremo alla fine di Luglio, quando nell’area delle Neptune Islands gli squali bianchi sono più numerosi e quando vi si trovano gli esemplari di maggiori dimensioni. Una differenza importante dell’Australia rispetto al Sudafrica è la limpidezza estrema delle acque, importante per la fotografia subacquea. Un’altra differenza interessante è il fatto che solo in Australia viene utilizzata una speciale gabbia di fondo, oltre a quella di superficie che si usa anche in Sudafrica. La gabbia di fondo viene adagiata sul fondale ad una ventina di metri di profondità. Poiché spesso gli squali bianchi rasentano il fondale senza approssimarsi alla superficie, l’utilizzo della gabbia di fondo offre maggiori possibilità di osservazione ravvicinata degli animali.

Quando dici che alcuni operatori che lavorano con gli squali sono migliori di altri, cosa intendi esattamente?
Come in tutti i campi, anche in questo esistono persone che lavorano bene e persone che lavorano male. Esistono veri e propri ciarlatani, che si spacciano per esperti di squali o ‘expedition leaders’ ma che non hanno nulla di più di una pagina facebook. Avere fatto qualche immersione con gli squali non fa certo di una persona un esperto di squali. Un specialista di squali è qualcuno che lavora veramente su questi animali. Oggi grazie a internet occorrono pochi istanti per verificare le qualifiche di una persona, vedere se abbia prodotto libri, rapporti scientifici o documentari, e in cosa consistano esattamente queste produzioni. E ci sono anche operatori con un nome noto ed anni di esperienza alle spalle ma che scelgono di lavorare male. Lo squalo non deve essere indotto ad urtare la gabbia, non deve essere istigato a mordere la gabbia, non deve essere alimentato di proposito, non deve essere attratto utilizzando parti di squalo come esca o come pastura. Questi comportamenti assurdi sono dannosi per gli squali e sono pericolosi per coloro che vanno in barca con questi operatori. Il pubblico ha il potere di far cessare le cose che non vanno in questo campo, semplicemente informandosi e scegliendo quindi gli operatori validi.

Ho visto che hai in programma anche una spedizione con le orche, è la prima che farai?
Le orche mi hanno sempre affascinato. L’anno scorso abbiamo avuto la prima spedizione / corso di biologia dell’orca in Norvegia con Strømsholmen Sjøsportsenter di Olav Magne Strömsholm, il primo operatore a proporre lo snorkeling con le orche. E’ stata una spedizione difficile, diciamo pure dura. Mare in tempesta per giorni, parecchi partecipanti in preda al mal di mare per ore e ore consecutive, il gelo che ci si può aspettare in Norvegia a Gennaio, pochissime ore di illuminazione al giorno, difficoltà nel reperire le orche… insomma, nulla a che vedere con un viaggio turistico… una vera spedizione, a tutti gli effetti. Bene, è questo che cerco. Essere su una nave come la ‘Sula’, con un capitano come Olav, un esperto di freediving con le orche del calibro di Pierre Robert de Latour, su un mare del genere, con quella luce magica da perenne alba o tramonto, nell’attesa del momento fatidico in cui risuoni l’urlo “Orche!” A Gennaio 2015 andremo quindi a ripetere questa incredibile esperienza.

Di tutto il lavoro di ricerca che hai compiuto sugli squali, qual’è quello del quale vai più fiero?
Senz’altro del mio lavoro sulla presenza dello squalo bianco del Mediterraneo. Me ne sono occupato in maniera pressoché continuativa fin dal 1996. Ho raccolto e analizzato oltre 500 segnalazioni di squali bianchi nel Mare Mediterraneo, creando la Banca Dati Italiana Squalo Bianco, un programma di ricerca che non ha eguali per specificità e completezza. In questo modo ho potuto portare alla luce importanti informazioni sugli squali bianchi delle nostre acque, in merito a distribuzione, habitat, movimenti, dimensioni, riproduzione, comportamento, dieta, attacchi all’uomo, pesca. I risultati di questo lungo studio sono stati pubblicati mano a mano in numerosi rapporti scientifici, per poi essere infine esposti in maniera completa nel libro “Mediterranean Great White Sharks”, pubblicato negli USA dall’editore McFarland. E tutto ciò che ho potuto scoprire attraverso questo studio è stato ottenuto senza utilizzare alcun metodo di ricerca invasivo.

Cosa intendi con metodi di ricerca invasiva?
Utilizzo di grossi ami, estrazione degli squali dall’acqua per periodo prolungati, fissaggio di marche satellitari alla loro pinna dorsale per mezzo di trapano e bulloni, impianto di sonde all’interno del corpo a seguito di sommarie operazioni chirurgiche. Questi metodi violenti, che causano stress agli esemplari, li lasciano menomati a vita, e talora li uccidono, stanno diventando sempre più comuni. E questo anche sulla scia di trasmissioni televisive volte alla spettacolarizzazione della ricerca scientifica. Non essendo la vera ricerca sufficientemente spettacolare per i media, si fa di tutto per trasformare la ricerca sugli squali in una sorta di squallido rodeo. E coloro che dicono di svolgere queste operazioni al fine della salvaguardia degli squali, di fatto aggiungono un ennesimo fattore di perturbazione al quieto vivere di questi animali già paurosamente in declino a livello mondiale. L’appoggio dei media garantisce a questi teams il reperimento di grosse sponsorizzazioni. Si tratta di una sorta di parassitismo ‘scientifico’ ai danni degli squali in pratica. In nome della scienza si continuano a commettere molte atrocità contro la natura.

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