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Il testamento di Bernardo Caprotti, testo integrale e copia in Pdf: “Lascio ai miei figli…”

Il testamento di Bernardo Caprotti, ecco il testo integrale delle ultime volontà del padrone di Esselunga, morto il 28 settembre 2016, pubblicato dal Giornale e la riproduzione fotostatica in pdf dal Sole 24 Ore. È un documento che fa impressione, per la lucidità, la chiarezza di idee, la amarezza quasi giovanile dei sentimenti, i racori che nemmeno l’imminenza della morte ha saputo sopire.

Roberta Amoruso sul Messaggero ne ha dato una sintesi ragionata. Più sotto un altro commento del Messaggero, a firma di Renato Pezzini.

Questo il testo:

Nomino mie eredi universali, in parti uguali tra loro, mia figlia Marina e mia moglie Giuliana, precisando che le disposizioni di seguito effettuate devono intendersi: – come disposizioni volte a comporre le quote ereditarie, quanto alle disposizioni effettuate a favore delle mie due eredi universali; – come legati in conto di legittima, quanto alle disposizioni a titolo particolare effettuate a favore dei miei figli Giuseppe e Violetta; – come legati a valere sulla disponibile, quanto alle disposizioni a titolo particolare effettuate a favore di altri soggetti.

Queste mie ultime volontà attengono a quanto mi resta dopo le donazioni compiute sino ad ora. Occorre dunque tenere presente che ho donato – od ho procurato i mezzi per la loro acquisizione – i seguenti beni: – a mio figlio Giuseppe: a) l’appartamento sul golf di Monticello a Cassina Rizzardi (Como); b) l’appartamento di Verbier (nel Valais, Svizzera); c) la villa di famiglia in Albiate (Milano) con alcuni mobili ed arredi di gran pregio; con le sue pertinenze, il suo parco ed i terreni agricoli per circa venti ettari; d) quanto rimaneva della biblioteca – ritenuta di grande interesse dall’esperto Vigevani soprattutto per la raccolta di libri di «storie locali»- di mio bisnonno Giuseppe Caprotti, circa 4.000 (quattromila) volumi; e) l’intero archivio di famiglia repertato negli anni 1970, dal quale fu allora tratta l’opera del Prof. Roberto Romano.

Il corpo di tutto quanto sopra costituisce il centro delle nostre origini, la nostra tradizione di generazioni. Questo ho tramandato a mio figlio Giuseppe, in questo conto ho tenuto questo mio figlio; – a mia figlia Violetta: a) la sua casa di XXX. b) la casa di New York. c) la proprietà che mi è in assoluto più cara, il castello di Bursinel, a Bursinel (Vaud) sul lago Lemano, con tutte le sue pertinenze, terreni, vigne, boschi, per un totale di quarantacinque ettari. Con essa, tutta una serie di arredi, mobili, etc. di cui neppure posso fare un elenco, non avendovi più avuto accesso dal tempo della consegna a Violetta e a suo marito; – a mia moglie Giuliana: a) l’appartamento sul golf di Monticello a Cassina Rizzardi (Como); b) la metà della casa di Skiatos, Sporadi, Grecia; – a mia figlia Marina: a) la metà della casa di Skiatos, Sporadi, Grecia; b) la donazione di circa otto milioni di euro quale mio contributo per il recente acquisto della casa di Egerton Terrace, Londra. A quanto sopra si aggiunge l’elenco di dipinti e mobili pervenuti nel tempo a Giuseppe, Violetta e mia moglie Giuliana e che a loro rimarranno. A solo titolo di esempio, a Giuseppe la «Natura morta con melograno e bicchiere di vino » di De Chirico; a Violetta l’olio di Zandomeneghi «Donna alla finestra », appartenuto a mio padre; «Le rose bianche» di Fantin-Latour – sempre della collezione di mio padre – date a Giuliana. A Marina, una modesta madonna che era anch’essa di mio padre ed un pastello di Zandomeneghi.

Non mi attarderei ulteriormente su cose passate, data l’entità di quanto sto qui disponendo. Il disegno di ripartizione e di continuità famigliare – business soprattutto – che con tanta fatica e sofferenza avevo costruito già oltre 16 anni fa assistito dai Signori Avvocato Alfonso Pellegatta, Dottor Dionigi Farina, Ragionier Vittorio Alati, Dottor Giovanni Ripamonti (struttura della quale esistono documentazione ed atti) è definitivamente naufragato la sera del 30 luglio 2010. Ora, dopo anni di battaglie legali e di pubbliche maldicenze da parte di Violetta e di Giuseppe, ho destinato e destino le mie partecipazioni nelle due aziende che ho creato e che mi appartengono, in modo tale da dare tranquillità e continuità alle imprese, salvaguardando però i diritti di tutti i miei aventi causa, secondo la legge. Aggiungo a tal proposito, che ove mai (ma così non sarà) qualcuno dovesse pretendere integrazioni a quanto ricevuto, tali pretese dovranno, naturalmente e come per legge, riferirsi in via preventiva a tutto quanto disposto con il presente testamento.

Avendo già donato congiuntamente a mia moglie Giuliana e a nostra figlia Marina 64.542.004 azioni della Supermarkets Italiani costituenti il 70% (settanta per cento) del capitale sociale della stessa, nonché 25.355.785 azioni della «Villata Partecipazioni S.p.A.» costituenti il 55% del capitale sociale della stessa; i) lascio a mio figlio Giuseppe Caprotti n. 13.830.429 azioni della Supermarkets Italiani costituenti il 15% del capitale sociale, nonché n. 10.372.825 azioni della Villata Partecipazioni S.p.A. costituenti il 22,50% del capitale sociale; (ii) Lascio a mia figlia Violetta Caprotti coniugata Vedovi n. 13.830.429 azioni della Supermarkets Italiani costituenti il 15% del capitale sociale, nonché n. 10.372.821 azioni della Villata Partecipazioni S.p.A. costituenti il 22,50 del capitale sociale. Considerato quanto più sopra indicato in relazione alle proprietà immobiliari di Albiate e Bursinel, lascio in esclusiva proprietà a mia figlia Marina l’intero possedimento a me direttamente intestato sito nel Comune di Zonza nel Sud della Corsica. Si tratta di un terreno sul mare con destinazione agricolo-forestale, libero, forse suscettibile di parziale valorizzazione.

Del pari lascio a mia moglie l’intera mia proprietà di Fubine in Monferrato. Consta di una casa di caccia e di altri quattro cascinali pressoché fatiscenti ma suscettibili di ricostruzione, attorniati da ameni terreni agricoli. È una proprietà che chiede una destinazione finale, anche con una divisione in due ambiti: Gambinello, Capra e Castellino a sud, e Valvarena e Valmadonna a nord.

Dipinti e mobili

Avendo donato alla Pinacoteca Ambrosiana un dipinto di scuola leonardesca di possibile grande interesse ed ingente valore, ed avendo da ciò ottenuto una esperienza molto negativa, fino al dileggio da parte degli studiosi ed esperti dell’istituzione medesima, segnatamente, Monsignor Buzzi e tale Marani, cancello le donazioni previste alla Galleria di Arte Moderna della città di Milano. Lascio al Museo del Louvre, Parigi, l’olio di Manet (Manet d’après Titien) «La Vergine col coniglio bianco », con l’onere che venga esposto accanto al Tiziano originale. In considerazione di quanto ho subito in questi ultimi anni dai miei figli Giuseppe e Violetta, destino mobili, quadri, arredi, suppellettili, libri, ogni mio ricordo ed oggetto personale congiuntamente a Marina e Giuliana, fatto salvo quanto segue. A mio nipote Tommaso: piccolo acquerello del Duomo di Milano, appartenuto al Vescovo Peter Caprotti; Desportes A. F. «Natura morta con argenti» cm 121,30 x 90,50; Juan de Arellano «Natura morta con fiori» cm 83,50 x 102,00; Cantarini S. «Madonna con Bambino» cm 127,80 x 96,30; Desportes A. F. «Natura morta (caccia) con pesche ecc.» cm 65,60 x 82,20. A mia nipote Margherita: Verbruggen G. P. «Vaso di fiori in una nicchia» cm 51,50 x 46,30; De Coninck A. «Natura morta con crostacei e frutta su tavolo drappeggiato » cm 132,30 x 170,30; Vincenzino «Natura morta di fiori e vasi» cm 101,60 x 140,00. A mio nipote Giovanni: Robert H. «Rovine romane» cm 37,50 x 27,20; Robert H. «Rovine romane con lavandaie» cm 76,60 x 93,10; Cignaroli V. A. «Paesaggio fluviale » cm 85,50 x 101,50; Cignaroli V. A. «Paesaggio fluviale»(coppia) cm 85,50 x 101,50. Lascio come mio particolare ricordo ad Andrea Caprotti il Caran d’Ache – «Etudes d’ombres»-, che apparteneva a mio nonno Georges Maire.

Legati

Tengo due dossiers titoli presso due istituti bancari in Milano: uno presso il Crédit XXX ed uno presso la Deutsche Bank di XXX seguiti personalmente XXX presso Deutsche ho anche il mio unico conto corrente. Di questi miei personali risparmi, dispongo come segue: lascio a Cesare Redaelli, che con tanto affetto mi ha seguito negli anni anche nelle mie cose personali, la somma di due milioni di Euro. Del dossier titoli e dei conti correnti, al netto delle imposte che saranno da versare per i legati qui di seguito disposti (compreso il legato a Readelli), lascio tutto quanto rimane, diviso come segue: i) la metà (50%) alla signora Germana Chiodi, alla quale voglio esprimere la mia immensa gratitudine per lo straordinario aiuto che mi ha prestato nel corso degli anni. Germana custodisce il ricchissimo archivio che narra anche le molte dolorose vicende familiari, oltre che aziendali. A Germana Chiodi lascio i miei due dipinti di fiori di Mario Nuzzi, detto Mario dei Fiori: uno di cm. 60,30 x 44,80 e l’altro di cm. 68,00 x 49,80; ii) l’altra metà, divisa in parti uguali, è destinata a: Tommaso Caprotti Margherita Caprotti Giovanni Caprotti Andrea Caprotti Fabrizio Caprotti. Con disposizione successiva, sentiti gli eventuali interessati, assegnerò le poche armi da caccia di cui dispongo. Lascio a Francesco Moncada di Paternò la mia Bentley, perché la faccia diventare veramente vintage. Lascio a mia moglie Giuliana il natante Alfamarine, Roma 11428/D. Nomino infine mio esecutore testamentario il Dottor Stefano Tronconi, il quale mi ha dato la sua disponibilità, non senza ringraziarlo sentitamente per quanto ha fatto in questi anni nella sua qualità di grande professionista e per l’attenzione che vorrà prestare a queste cose minori. Dispongo che lo stesso sia compensato con la somma di euro 1.000.000 (un milione) a carico dell’eredità.

Vorrei chiudere questo scritto – non lo nascondo – molto sofferto, chiarendo ulteriormente il mio proposito. Ho lavorato duramente. Ho sofferto l’improvvisa tragica scomparsa di mio padre (avevo 26 anni ed avevo lavorato con lui solo 6 mesi). Poi, più tardi, il dissidio coi miei due fratelli la cui liquidazione (richiesta) mi è costata quasi vent’anni di ristrettezze; nell’immane fatica, più tardi, la crisi drammatica e la fine della Caprotti. Infine non sono stato molto premiato per quanto ho fatto, o ho cercato di fare, a favore di Giuseppe e di Violetta, svantaggiati dalla legge italiana rispetto ad una Marina con madre. Dopo tante incomprensioni e tante, troppe amarezze ho preso una decisione di fondo per il bene di tutti, in primis le diecine di migliaia di persone i cui destini dipendono da noi, ma anche per una relativa pace familiare. Famiglia non ci sarà. Ma almeno non ci saranno le lotte. O saranno inutili, le aziende non saranno dilaniate. Così stando le cose auspico, auspico veramente che non ci siano ulteriori contrasti e pretese. Che ognuno possa starsene in pace nei propri ambiti.

Per le mie esequie dispongo quanto segue: 1) spero di morire in questa casa. 2) il Santuario San Giuseppe mi attende; è a 300 metri. 3) il mattino, il più presto possibile, onde non disturbare il prossimo. 4) dal Santuario XXX il carro vada direttamente al Cimitero di Albiate; il mio loculo è il II° a sinistra, appena sotto i miei nonni. 5) niente annunci; sarebbero paginate di fornitori, cortigiani, etc. 6) la cappella del cimitero è perfettamente restaurata ed i cipressi del cimitero cambiati nuovamente; per tre anni ho assunto col Comune di Albiate l’impegno della loro cura o sostituzione. Giuliana è informata, il Dottor Arcari di Esselunga gestisce. Occorrerà ricordarsi di lui. Grazie. Il futuro di Esselunga Sto dotando l’azienda di un management di alta qualità. È diventata «attrattiva». Con Tornatore lo è divenuta di più. Però è a rischio. È troppo pesante condurla, pesantissimo «possederla», questo Paese cattolico non tollera il successo. Occorre trovarle, quando i pessimi tempi italiani fossero migliorati, una collocazione internazionale. Ahold sarebbe ideale. Mercadona no. Attenzione: privata, italiana, soggetta ad attacchi, può diventare Coop. Questo non deve succedere

Nel testamento di Caprotti, suona secco lo schiaffo ai primi due figli, commenta Renato Pezzini sul Messaggero:

“Gronda ricchezza il testamento di Bernardo Caprotti, ma gronda anche parecchia tristezza. […] Due anni fa il sovrano del supermarket all’italiana andò dal notaio e rifece il testamento da capo. A 89 anni sentiva di essere agli sgoccioli. Stava arrivando il momento di spogliarsi di un patrimonio enorme, frutto del lavoro e dell’ingegno di tre generazioni, ma stava anche arrivando l’ora di tirare le somme di un’esistenza frastornata da divisioni domestiche che egli stesso aveva coltivato e alimentato «per il bene dell’azienda». E forse, come per tutti, era giunto il tempo di chiedersi se ne fosse valsa la pena.
«Dopo tante incomprensioni e troppe amarezze ho preso una decisione di fondo per il bene di tutti…».
La decisione, riassunta in tredici pagine depositate dal notaio, era di blindare a norma di legge le disposizioni testamentarie per impedire a due dei tre figli di avanzare pretese: «Famiglia non ci sarà, ma almeno non ci saranno liti. O saranno inutili». In sostanza: il 70 per cento dell’Esselunga alle donne della sua seconda vita familiare – la moglie Giuliana e la figlia Marina, nominate eredi universali – il rimanente agli osteggiati figli di primo letto, Giuseppe e Violetta.

Non bisogna credere che Giuseppe e Violetta siano due sventurati. Proprio no. Il 30 per cento (15 a testa) di una delle più importanti catene di supermercati d’Italia è comunque una «immensa fortuna». A cui bisogna aggiungere una villa ad Albiate e due appartamenti a Verbier e Monticello per il maschio; una casa sulla Quinta Avenue di Manhattan più una a Milano e il castello di Bursinel sul lago di Ginevra per la femmina. Oltre agli arredi, a una biblioteca con 4000 volumi, dipinti di De Chirico e Zandomeneghi.«Tanta roba».
E tuttavia, la distribuzione di tutta quella roba non riesce a celare il dispetto del padre verso i due primi figli: «Dopo anni di battaglie legali e di pubbliche maldicenze di Violetta e Giuseppe…». O ancora: «Non sono stato premiato per quanto ho fatto a favore di Violetta e Giuseppe…».

La storia del patron di Esselunga, del resto, è sempre stata scandita dalle burrasche familiari. Che prima lo condussero alla rottura con la madre Marianne, e poi lo videro schierato contro i due fratelli, Guido e Claudio, i quali – a detta loro – sul finire degli anni 70 si ritrovarono espropriati delle quote societarie al culmine di operazioni finanziarie di cui Bernardo era maestro. Finì a carte bollate: «E la liquidazione dei miei fratelli» ha vergato nel testamento «mi è costata quasi vent’anni di ristrettezze».

Risolta, si fa per dire, la controversia coi fratelli, la saga familiare di Caprotti è proseguita al ritmo delle dispute coi due figli del primo matrimonio. A cui donò le quote dell’azienda salvo poi rimpossessarsene in un batti e ribatti di accuse, screzi, ricorsi, interventi di legulei dalle alte virgole e dalle altissime parcelle. Padre contro figli, figli contro padre, fratelli maggiori contro la sorellastra.

Fino all’atto finale, quello del testamento. Che non solo sancisce la volontà irremovibile di tener fuori Violetta e Giuseppe dalla gestione di Esselunga, non solo intima di respingere eventuali proposte di acquisto della Coop, ma in qualche modo lascia intendere che dal suo punto di vista nessuno degli eredi, neppure la figlia Marina, è adatto a prendere in mano il timone del suo impero: «E’ troppo pesante condurla, pesantissimo possederla». Come a dire: l’azienda va ceduta e messa in mano a persone capaci. «Occorre trovarle una collocazione internazionale: il gruppo Ahold (colosso olandese della grande distribuzione, ndr.) sarebbe ideale».

Il testamento integrale di Bernardo Caprotti in PDF. CLICCA QUI PER SCARICARLO