Blitz quotidiano
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Ilaria Cucchi: “Finalmente giustizia per mio fratello Stefano”

ROMA – I periti incaricati dal gip di Roma, Elvira Tamburelli, di fare luce, in sede di incidente probatorio, sulla morte di Stefano Cucchi, il trentaduenne deceduto il 22 ottobre 2009 nell’ospedale Sandro Pertini una settimana dopo il suo arresto per droga, hanno ribadito che le lesioni riportate dal geometra dopo il 15 ottobre “non possono essere considerate correlabili con l’evento morte”.

I periti Francesco Introni, Francesco Dammacco, Vincenzo D’Angelo e Cosma Andreula hanno illustrato ieri pomeriggio, 19 ottobre, alle parti (difensori degli indagati, parti lese e pubblico ministero) le conclusioni dei loro accertamenti medico-legali che hanno portato a ritenere probabile la morte di Cucchi per epilessia.

“Siamo soddisfatti – ha commentato nonostante ciò Ilaria Cucchi, che ha seguito l’udienza accanto al legale Fabio Anselmo -, ci sarà un processo per omicidio: dopo sette anni è la prima volta che in un’aula di giustizia si è parlato delle botte e delle lesioni conseguenti. Non solo, è stato riconosciuto dai periti che la morte è dovuta ai traumi subiti e alle lesioni provocate da quelle botte; la tesi dell’epilessia è stata letteralmente demolita”.

Di parere diametralmente opposto l’avvocato Antonella De Benedictis, difensore di uno dei cinque carabinieri indagati (tre per lesioni e due per falsa testimonianza) nell’ambito dell’inchiesta giudiziaria.

“Al di là della imprescindibile vicinanza umana che si deve a chi ha perso un proprio caro – ha commentato – trovo scorretto che i Cucchi leggano gli atti a proprio piacimento. In aula i periti hanno evidenziato, suffragandola con studi scientifici anche recentissimi, che la morte improvvisa per epilessia è da considerarsi un’ipotesi per esclusione quando non sia possibile arrivare ad un esito diverso”.

Concluso l’incidente probatorio gli atti torneranno al pubblico ministero, Giovanni Musarò, per la conclusione dell’inchiesta giudiziaria, prevista nel giro di un paio di settimane (di Francesco Tamburro – Ansa).